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PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA MATER

Il motore della ricerca. Aumentare la potenza, migliorare l’affidabilità

 

L’OSSERVATORIO DELLA RICERCA:
UN’AZIONE DA PROSEGUIRE, UN IMPEGNO DA PERFEZIONARE
La ricerca sarà il nostro motore: dovremo aumentarne la potenza ritoccando però qualche componente di una meccanica assai complessa.
È necessario proseguire nell’azione avviata, con grande impegno, dall’Osservatorio della Ricerca che ha iniziato a cogliere pluralità e specificità delle attività di ricerca che caratterizzano il nostro Ateneo: le sue procedure volte alla valutazione della ricerca scientifica risultano - anche se il processo è ancora in itinere, ed è da perfezionare e “ponderare” - fra le più avanzate del Paese. Con questo strumento, inoltre, il nostro Ateneo ha di fatto reso possibile l’Istituzione dell’Anagrafe della Ricerca, consultabile in rete, anticipando gli orientamenti del Governo. Uno strumento che consente di attribuire maggiori responsabilità alle strutture centrali e periferiche nelle loro scelte per l’allocazione delle risorse, rendendo peraltro più trasparenti le attività universitarie nel loro complesso, dando così maggiore impulso alla necessaria e urgente certificazione interna delle attività.
Tuttavia, nella logica della comprensione reciproca fra le aree deve aumentare il processo partecipativo nella valutazione dinamica dei prodotti della ricerca, permettendo a ciascun settore disciplinare di individuare, possibilmente su scala nazionale, i parametri utili e necessari a definire la qualità delle ricerche specifiche: se si assolutizza un unico criterio si corre il rischio di rendere culturalmente invisibile il lavoro di altri.
CRESCERE INSIEME:
UNA VALUTAZIONE
PER PROMUOVERE
I TALENTI
E LE QUALITÀ
In quest’ottica sarà utile considerare il lavoro fatto recentemente dal CUN con l’individuazione degli indicatori di qualità relativi all’attività scientifica e di ricerca, in relazione ai diversi livelli concorsuali e alle peculiarità delle diverse aree scientifiche, anche all’interno degli stessi settori scientifico-disciplinari. È un percorso difficile ma criteri condivisi e trasparenti di valutazione dell’attività scientifica costituiscono un elemento importante, se non fondamentale, per promuovere i migliori talenti e la qualità. Dobbiamo crescere insieme, non sorvegliare e punire.
Dobbiamo continuare l’esperienza della Peer Review dei Dipartimenti, sicuramente una tappa importante nel percorso di valutazione della ricerca di Ateneo, anche se i risultati emersi non sono omogenei né dal punto di vista delle aree né da quello temporale. I risultati della prima tornata dovevano, e potevano, essere usati come strumento di autodiagnosi, di riflessione critica e analisi interna, e non come “leva” per premiare o meno le strutture. Il nuovo processo di valutazione delle strutture, dovendo tenere conto di un riaccorpamento dei Dipartimenti per consentire una valutazione omogenea (pur se individuale), favorirà anche degli accorpamenti sostanziali e non solo virtuali.
FINANZIARE
LA RICERCA:
RIVEDERE L’ORGANIZZAZIONE
PER USARE
MEGLIO LE RISORSE
Occorrerà poi accrescere i finanziamenti alla ricerca, diversificarli e renderli più stabili, essendo attualmente assai oscillanti. Se è vero che siamo ai primi posti nell'acquisizione di finanziamenti comunitari, è altrettanto vero che siamo fra gli ultimi nel reperimento di fondi dalle amministrazioni pubbliche, da soggetti privati non profit e dalle imprese. In quest’ottica sarà necessario rivedere ancora il regolamento per i posti ottenuti grazie a finanziamenti esterni, attualmente quanto di meno appetibile per i potenziali finanziatori. Si tratta di importanti legami con il mondo esterno che possono permettere l’anticipo del reclutamento, in particolare per la fascia dei ricercatori (se ci sono problemi etici nell’allocazione delle risorse o dei posti finanziati dall’esterno questi vanno risolti ex ante e non ex post).

Anche l’Area della Ricerca (ARIC), ristrutturata di recente, che certamente ci ha fatto fare un salto di qualità nel reperimento di fondi comunitari e nella modalità di lavoro, necessita di una revisione. Il Sistema di Supporto alla Ricerca fatto di tanti “elementi” e altrettanti acronimi (IRT, SC, CRR, JRL…), virtuali o meno, non ha portato ai risultati sperati. Talvolta ha complicato i rapporti con l’esterno e soprattutto non ha semplificato il quadro di riferimento: i progetti possono ora essere “appoggiati” in diversi “luoghi”, il che implica altrettanti potenziali centri di spesa. Questo sistema va rivisto.
Dobbiamo anche fare in modo che parte del personale accentrato nell’ARIC ritorni, formato, alle strutture che fanno ricerca, cioè nei Dipartimenti per migliorare la capacità di formulazione dei progetti e poi quella di rendicontazione, perché una rendicontazione sbagliata non solo fa perdere i finanziamenti, ma pregiudica anche il finanziamento di progetti futuri.

PROMUOVERE
LA QUALITÀ
PER ATTRARRE
NUOVE RISORSE:
UN PIANO PER IL FUNDRAISING

Per invertire la tendenza negativa nella raccolta di finanziamenti da enti esterni, in particolare dal territorio, dovremo puntare, oltre che sull’azione del Comitato di Sostegno, anche: sulla realizzazione di un piano di fundraising di lunga durata che preveda un rapporto continuativo con i donatori; sulla realizzazione di un database degli effettivi donatori dell’Università; su una chiara definizione dei progetti di ricerca da finanziare con la contribuzione del 5 per mille; sui vantaggi fiscali offerti dalla Fondazione Alma Mater, ma anche sulla trasparenza delle modalità di spesa dei fondi raccolti; sulla promozione dell’associazione degli Alumni e dei docenti in pensione (da istituire); su una struttura di comunicazione espressamente e professionalmente mirata a sostenere tutto il processo del fundraising e in generale le relazioni con gli stakeholders.

Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che gli enti territoriali, le imprese e le fondazioni bancarie in particolare non offrono più le risorse disponibili un tempo: la crisi finanziaria globale si fa e si farà sentire anche in questo settore. Il tempo e le risorse che abbiamo perso non saranno facilmente recuperabili.
Resto comunque fermamente convinto della necessità di sostenere la ricerca scientifica nel suo complesso, pur nell’ottica dei “ritocchi” e delle azioni descritte sopra.

OBIETTIVI E PRIORITÀ DEL PRORETTORE ALLA RICERCA
Diventa dunque ineludibile che questa azione fondamentale sia affidata direttamente a un Prorettore per la Ricerca e le Relazioni esterne che dovrà coordinare l’insieme delle attività di indirizzo politico-amministrativo, tenendo presente che costituisce e costituirà un obiettivo prioritario il potenziamento della ricerca libera e di base e della formazione alla ricerca. In tale contesto si dovrà porre attenzione alla promozione e al sostegno dei corsi di Dottorato di ricerca, anche in collaborazione con il sistema delle imprese e delle istituzioni.

Ma è al corpo docente nel suo insieme che mi voglio rivolgere. Nel richiedere agli Organi di governo un fortissimo impegno nella promozione della ricerca universitaria, dobbiamo riconoscere ai docenti e ai ricercatori un ruolo determinante nel potenziamento e nella valorizzazione di questa attività, testimoniata dalle convenzioni di ricerca, da quelle con le imprese per borse di dottorato e dalle attività svolte dai dottorandi, anche per la mobilità internazionale, pur in assenza di risorse.
Per i Dottorati di ricerca dovremo investire nella residenzialità dei dottorandi stranieri, facilitandone l’entrata nel nostro Paese, nonché nelle capacità ricettive dei Dipartimenti, se veramente vogliamo dare un fondamento serio alla nostra volontà di internazionalizzare questo importante segmento formativo che congiunge la didattica con la ricerca.