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PROGRAMMA
DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA
NUOVA ALMA MATER
Un
multicampus fra Bologna e la Romagna.
Federalismo e reciprocità
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PROMUOVERE
LA RECIPROCITÀ
TRA BOLOGNA
E LA ROMAGNA
PER CRESCERE MEGLIO INSIEME
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L’Alma
Mater è il nostro genius loci, che nell’assetto attuale si
moltiplica nei territori di Bologna e della Romagna. Il multicampus
deve essere valorizzato riconoscendo che la ricchezza di questa
rete dovrà avere una valenza di reciprocità.
Diversi fattori, presenti e passati, hanno frenato e continuano
ad ostacolare il reciproco alimentarsi del rapporto fra Bologna
e la Romagna. Gli sforzi sin qui prodotti dall’Ateneo nel finanziare
lo sviluppo dei suoi poli territoriali in Romagna in una situazione
di sostanziale sottofinanziamento (anche per il progressivo disimpegno
dei governi nel sostenere l’azione riformatrice del piano di decongestionamento
dei cosiddetti mega Atenei) hanno consentito il raggiungimento di
alcuni degli obiettivi definiti proprio nel piano di decongestionamento
dell’Alma Mater.
Sono convinto che la riorganizzazione delle strutture, la diffusione
delle iniziative didattiche e di ricerca raccordate con le specificità
socio-culturali degli ambienti territoriali romagnoli, la qualificazione
del capitale umano, la mobilità internazionale, la formazione
post lauream, i significativi interventi di edilizia nel contesto
del recupero ambientale, l’organizzazione e il funzionamento dei
Poli scientifico-didattici, dei suoi Organi e dei servizi amministrativi,
non sarebbero stati possibili senza il fondamentale ruolo degli
Enti di sostegno, delle Fondazioni e delle Istituzioni pubbliche
romagnole.
Insieme dovremo proseguire nel rafforzamento e qualificazione delle
attività dei Poli e delle Strutture che li costituiscono,
sapendo di poter contare sul sostegno dei molti colleghi che con
il loro impegno hanno saputo trovare le risorse per far fronte agli
obiettivi del sistema e alla sua crescita.
Sono anche convinto che la valutazione della didattica operata dagli
studenti, il loro importante ruolo negli Organi e nelle strutture
dei Poli consentirà agli Organi centrali di predisporre nel
prossimo piano triennale un più qualificato riequilibrio
delle risorse in rapporto all’offerta e alla domanda di formazione,
che non potrà prescindere da una più sinergica azione
tra le Facoltà e i Dipartimenti.
La
piena attuazione degli obiettivi già correttamente posti
non potrà ignorare, inoltre, la necessità di ridurre
il pendolarismo dei docenti incardinati nei Poli tra le sedi di
Bologna e quelli della Romagna. La prossima immissione in ruolo
dei ricercatori nell’ambito del previsto turnover per i prossimi
anni faciliterà la loro residenzialità per la quale
ci si aspetta un rinnovato impegno degli enti territoriali nell’agevolare
tali scelte.
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UN
ORDINAMENTO FEDERATIVO
PER GOVERNARE
UN ARTICOLATO
SISTEMA DI AUTONOMIE
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Un’attenta
analisi dei risultati sin qui raggiunti (che fa riferimento anche
alla valutazione del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema
Universitario), se non consente di essere totalmente soddisfatti,
stimola però a proseguire nell’azione senza ripensamenti
sui motivi e le ragioni che hanno determinato il progetto di decongestionamento
dell’Alma Mater e dell’accordo di programma.
L’attuazione di un ordinamento federativo sotteso al modello multicampus
o a rete, prefigurato già a metà degli anni ’90 per
il consolidamento e lo sviluppo dell’Università di Bologna
nelle sedi della Romagna, ha di fatto trovato accoglienza sostanziale
nel modello organizzativo a “reti di sedi”, anche se la sua piena
corrispondenza non potrà prescindere da un intervento sulla
governance e dunque sullo Statuto.
In tal senso non si può escludere una diversa articolazione
territoriale dei Poli e un diverso modello istituzionale più
aderente alla realtà in modo che, a dieci anni dall’accordo
sui mega Atenei e a vent’anni dall’avvio del decentramento territoriale,
la centralità dell’Università di Bologna, la sua storia,
la sua tradizione, la qualità della sua didattica e della
sua ricerca, siano il fulcro di un’idea federativa, di autonomie
di Atenei, cui adeguare l’assetto istituzionale per evitare la percezione
che i Poli scientifico-didattici siano declinati come strutture
amministrative per la gestione integrata dei servizi delle strutture
didattico-scientifiche, ma per promuovere quello che l’Università
di Bologna è: un sistema articolato di autonomie, non riconducibile
ad un fatto puramente gestionale-amministrativo, ma coinvolgente
il modo di essere e di agire dell’intera Comunità universitaria
e di quella del territorio, all’interno dell’istituzione.
Per le sedi della Romagna Bologna è stata, ed è tuttora,
una fonte di ricchezza. In futuro bisognerà che il processo
sia maggiormente percepito anche in senso inverso: le sedi della
Romagna dovranno essere una comune ricchezza per la sede di Bologna.
Questo obiettivo può essere raggiunto tanto per la didattica
quanto per la ricerca, valorizzando e qualificando quanto già
si sta facendo, in particolare dove sussiste un forte radicamento
territoriale. Ma avendo anche il coraggio di sperimentare articolazioni
organizzative diverse, più flessibili e veloci da una parte;
e dall'altra la capacità di valutare la sostenibilità
delle scelte future. La Romagna dovrà continuare ad essere
uno straordinario laboratorio per l'Ama Mater.
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COMPLEMENTARITÀ,
SINERGIA,
SPECIALIZZAZIONE:
PER DARE FORZA
A SOLUZIONI ORGANIZZATIVE PIU' FLESSIBILI E VELOCI
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In
quest'ottica sarà dunque necessario avviare un processo di
razionalizzazione e semplificazione per eliminare le ambiguità,
le duplicazioni, le incomprensioni fra le strutture che direttamente
o indirettamente svolgono le loro funzioni nelle sedi decentrate
della Romagna: Poli, Facoltà, Dipartimenti, Sezioni di Dipartimenti,
Centri interdipartimentali, Corsi di Laurea. Dovremo puntare cioè
sulla complementarità, sulle sinergie e sulle specializzazioni
tematiche delle iniziative didattiche e di ricerca trovando adeguate
e condivise soluzioni organizzative. Perciò sarà utile
prevedere un maggiore coordinamento fra gli Enti di sostegno, che
certamente saranno rappresentati nel Comitato dei Sostenitori.
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