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PROGRAMMA DI MANDATO RETTORALE: L'URGENZA DEL FUTURO UN NUOVO PROGETTO PER UNA NUOVA ALMA MATER

Didattica e ricerca. Rinnovare la missione, qualificare l’azione

 

PIÙ SPAZIO
ALLA RICERCA
PER OFFRIRE
UN INSEGNAMENTO
QUALIFICATO
Nella logica del rinnovamento del Senato Accademico sarà prioritario affrontare il problema tuttora irrisolto, del rapporto tra Facoltà e Dipartimenti di riferimento che operano per la produzione, il trasferimento e la valorizzazione della conoscenza, nonché delle competenze critiche e della capacità di “imparare ad imparare”.
Anche se è difficile tracciare una netta distinzione fra ricerca e didattica, perché una alimenta l’altra, è del tutto evidente che soltanto una buona ricerca permette una altrettanto buona didattica. Per l’Alma Mater non si può fare una scelta fra la Research University e la Teaching University: il nostro “modello” dovrà essere una sintesi equilibrata e rispettosa delle nostre culture: ma il principio deve essere che la ricerca dei docenti deve confluire, ancora “calda”, nel loro insegnamento.
Dunque dovremo fare in modo che la nuova dialettica fra le strutture permetta di trovare un giusto equilibro fra attività di ricerca e attività di formazione, che in futuro dovrà portare a diminuire, qualificandolo, il carico didattico ed aumentare il carico di ricerca mettendo a disposizione, dei docenti e ricercatori, adeguati e rinnovati strumenti di supporto tecnico e amministrativo.

Il mutato contesto normativo che si è delineato con l’autonomia degli Atenei ha profondamente cambiato il rapporto tra Facoltà e Dipartimenti. L’istituzione dei Corsi di laurea di secondo livello (magistrali), concentrati sulle Facoltà nelle attività formative caratterizzanti e sui Dipartimenti in quelle relative alla tesi di laurea e al tirocinio, il delinearsi dei Corsi di studio di terzo livello (afferenti a un Dipartimento, ma inquadrati in una Scuola di Dottorato), la necessità di raccordare le attività di ricerca dei Dottorati con quelle previste dalle Lauree magistrali, comportano una responsabilità condivisa tra le strutture per il raggiungimento di obiettivi comuni. Questi non si limitano alla didattica e alla ricerca, ma si estendono all’educazione alla ricerca, un ulteriore elemento nella vita dell’Ateneo. È quindi necessaria una maggiore responsabilità e autonomia delle strutture periferiche.

UN’ALMA MATER
MENO COSTOSA
E PESANTE,
PIÙ EFFICIENTE
E COMPETITIVA:
RIAGGREGARE, SEMPLIFICARE, COOPERARE

In quest’ottica di rapporto paritetico e sinergico fra strutture didattiche e di ricerca, i Dipartimenti (e i Centri interdipartimentali) si gioveranno di un processo di riaggregazione per grandi aree tematiche e di localizzazione. Un processo organico di riduzione e riorganizzazione dei Dipartimenti con conseguente aumento della loro efficienza anche in termini di contenimento delle spese. Non è una questione legata solo ai numeri “minimi” o alle dimensioni, ma anche alle necessità di bilancio, alla razionalizzazione delle attività esterne, alla migliore utilizzazione del personale docente e ricercatore, tecnico e amministrativo. La riorganizzazione dei Dipartimenti implicherà soprattutto un ripensamento e ammodernamento di alcune strutture, un incremento della massa critica per competere sul mercato globale della ricerca e anche una maggiore forza nel rapporto dialettico (che dovrà essere sinergico) con le Facoltà nell’ambito del Senato Accademico.
Dovremo trovare strumenti nuovi per accentuare la responsabilità, l’autonomia e la progettualità dei Dipartimenti, che dovranno godere di maggiore flessibilità e velocità di decisione, per poter cogliere tutte le opportunità che si presentano. Ad esempio il loro “budget” derivato dall’Ateneo non dovrà essere limitato a quanto assegnato per il funzionamento, ma dovrà essere comprensivo del personale tecnico e amministrativo espresso in termini finanziari.

INVERTIRE IL TREND:
ACCENTRAMENTO DELLE FUNZIONI E DEI SERVIZI, DECENTRAMENTO DEL PERSONALE
Per dar corpo alle rinnovate responsabilità e per fare in modo che Facoltà e Dipartimenti possano essere valutati adeguatamente, dovremo dedicare particolare attenzione al processo di decentramento del personale tecnico e amministrativo, adeguatamente formato e preparato. Per invertire il rapporto centro-periferia (accentramento del personale e decentramento delle funzioni e dei servizi) degli ultimi anni, ora decisamente sbilanciato, faremo un censimento delle competenze e delle disponibilità tecniche e amministrative, che servirà a riallocare alle strutture il personale necessario a supporto dell’attività di ricerca, di didattica, di servizio, di conto terzi. Sarà probabilmente necessario, attraverso scelte responsabili, ridefinire ruoli e compiti di alcuni settori dell’amministrazione centrale che verranno chiamati ad una loro finalizzazione al sostegno della didattica e della ricerca.
L’Amministrazione centrale, ridotta in peso e numero, dovrà operare in un’ottica di problem solving e di semplificazione/riduzione delle procedure burocratico-amministrative a carico dei docenti e ricercatori cosicchè non dovrà più essere necessario fornire informazioni già note o ricavabili dalle banche dati esistenti. Perciò dovremo realizzare l’allineamento dei sistemi informativi delle diverse aree amministrative e prevedere l’acquisizione di servizi in outsourcing, ampiamente disponibili.
In generale dovremo lavorare in un’ottica di solidale cooperazione al nostro interno, per essere invece capaci di competitività all’esterno. A fondamento della nostra Comunità, quindi, bisogna porre non il conflitto tra Facoltà e Dipartimenti, tra aree disciplinari “antiche” e “moderne”, non la contrapposizione tra ricerche e saperi scientifici, umanistici e sociali, ma il loro reciproco connettersi e arricchirsi pur salvaguardando le rispettive specificità.
LA CUSTODIA
DELLA MEMORIA PER PROGETTARE IL FUTURO:
MUSEI, BIBLIOTECHE, BUB

La spinta talvolta propulsiva nell’uso delle tecnologie e della globalizzazione non ci deve allontanare dalle nostre radici né esasperarne il valore. Non possiamo progettare il futuro senza pensare e considerare ciò che ha reso grande la nostra Università.
Per questo l’autogoverno dell’Ateneo non potrà sottrarsi al compito di accompagnare e preservare, nello sviluppo della modernità, l’esistenza e la costante vitalità dei “monumenti” di cultura che ne hanno determinato la fisionomia. In questo campo, se il sistema museale d’Ateneo ha raggiunto una sua stabilità (insieme con l’Archivio storico e il museo degli studenti, veri laboratori per la storia europea delle Università), rimane invece aperto il problema della Biblioteca Universitaria, filiazione diretta di quell’Accademia delle Scienze dell’Istituto, che affiancò la ricerca settecentesca bolognese alle maggiori accademie scientifiche d’Europa e della politica bibliotecaria d’avanguardia di un Papa come Benedetto XIV, che rese pubblica questa istituzione libraria cinquant’anni prima della British Library.
L’acquisizione della BUB da parte del Ministero dei Beni Culturali non è ancora perfezionata e questo straordinario laboratorio bibliografico, filologico-letterario, storico e storico-scientifico attende ancora una sistemazione adeguata del suo personale e una prospettiva organizzativa e finanziaria all’altezza della dignità ed eccellenza del suo patrimonio unico.
Anche il nostro Sistema Bibliotecario d’Ateneo, che non è riducibile, per la storia complessa del suo formarsi, a un servizio ancillare per la didattica e la ricerca, beneficerà di una verifica della funzionalità del nuovo regolamento rimettendo al centro decisionale i Dipartimenti e i loro rappresentanti.