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Impegni di mandato e priorità

 

Care elettrici, cari elettori,

sono trascorsi alcuni mesi dalla presentazione del mio programma e sono lieto che alcuni degli obiettivi e degli strumenti che avevo proposto siano entrati nel dibattito elettorale. Grande è l’attesa collettiva di risposte credibili per il futuro che abbiamo di fronte. Proprio per questo, con l’approssimarsi delle elezioni rettorali, voglio richiamare in modo esplicito e sintetico gli impegni di mandato che intendo assumere se verrò eletto.

Il mio progetto per una nuova Alma Mater delinea un percorso di riforme strutturali per modernizzare il nostro Ateneo e dargli una rinnovata legittimazione. È un’azione di rinnovamento e rilancio che si pone in forte discontinuità con la situazione attuale in una visione di lungo periodo, valorizzando alcuni dei risultati raggiunti dalle precedenti amministrazioni di questo Ateneo, ma riconoscendo l’urgenza e la necessità di un processo di cambiamento. Per avviare un processo virtuoso ed essere all’altezza di tempi nuovi occorrono idee nuove, scelte importanti e coraggiose.

Dovremo coniugare le prerogative costituzionali di autonomia e responsabilità con i processi di riforma del sistema che si annunciano a livello nazionale. Parlamento e Governo si stanno muovendo verso modelli di finanziamento che, abbandonando l’approccio “storico”, privilegeranno l'analisi e la valutazione dei risultati, in termini di produzione scientifica, qualità della formazione ed efficienza della gestione. Analogamente, sono allo studio riforme complessive dei sistemi di reclutamento e di carriera. L’Alma Mater si deve preparare al meglio per cogliere in maniera attiva e dunque autonoma, critica e responsabile le sfide del cambiamento, trasformandole in un'opportunità per proporre un modello competitivo e vincente sul piano nazionale e internazionale.

Su queste premesse, e coerentemente con il programma di mandato rettorale, le priorità sulle quali mi impegnerò sono: 1) la riforma partecipata della governance che elimini autoreferenzialità e conflitti di interesse, e che ponga al centro della programmazione strategica le istanze della ricerca e della formazione; 2) la riorganizzazione immediata dell’amministrazione centrale e periferica che semplifichi e renda efficiente il supporto alla didattica, alla ricerca e ai servizi, eliminando inutili e costose centralizzazioni burocratiche; 3) l’introduzione di strumenti semplici e condivisi (come la contabilità economico-patrimoniale e il bilancio sociale) che permettano di misurare e valutare in modo adeguatamente differenziato i risultati rispetto agli obiettivi, anche nella gestione e nel supporto dei processi decisionali; 4) la programmazione del turnover, del riequilibrio e delle progressioni di carriera che parta dalle esigenze dei settori scientifico-disciplinari e che sappia premiare il merito scientifico e didattico dei migliori talenti; 5) la realizzazione di una integrazione e di una collaborazione tra pari con il pieno riconoscimento della funzione istituzionale della Facoltà di Medicina e Chirurgia nella sua autonomia, in quella dei suoi Dipartimenti, dei suoi docenti e ricercatori; 6) l’attuazione per la Romagna di un ordinamento federativo che promuova un sistema articolato di autonomie con strutture responsabili dello svolgimento e del coordinamento delle attività di ricerca, di formazione e di servizi (Scuole); 7) la realizzazione del piano edilizio, della gestione energetica e della sicurezza ambientale in un’ottica di sostenibilità; 8) la promozione della dimensione internazionale, la valorizzazione delle politiche linguistiche, delle competenze nelle lingue straniere e la promozione della lingua nazionale; 9) la rivitalizzazione dei rapporti istituzionali, scientifici e finanziari con il territorio, le istituzioni esterne e in particolare con la città di Bologna.

Aggiungo un decimo punto, centrale per realizzare una profonda innovazione della vita universitaria: se eletto, cercherò subito di attenuare (per poterla poi superare) la frattura fra le aree disciplinari. È necessario incrementare, in misura progressiva e consistente, le occasioni di ricerca e formazione comune, i progetti di ricerca interdisciplinari, gli incontri e le riflessioni sui temi fondamentali che riguardano tutte le nostre aree, la società e la cultura contemporanea. Un punto decisivo che deve portare tutti noi universitari a riconoscerci in una Comunità viva e attiva, tanto efficace sul piano scientifico e didattico, quanto capace di dialogare con le città e la società.

Sono certo che la nostra Comunità sosterrà con la massima coesione questa forte azione riformatrice e innovatrice, indispensabile per il rilancio della nostra Università. Il progetto per il futuro dell’Alma Mater deve trovare la sua forza in un sogno che si realizza: speranza, non illusione. La speranza - diceva Sant’Agostino - ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno di fronte alle cose che non vanno, e il coraggio di poterle cambiare. Qualcosa che oggi richiede competenza, capacità di decisione e volontà di condivisione.

Nessuno dei candidati al rettorato potrà reggere l’istituzione da solo. Se verrò eletto, sceglierò le persone che mi saranno più vicine esclusivamente in base alle competenze e alle capacità. Rettore e Prorettori saranno soggetti ai principi di trasparenza e responsabilità: tutti dovremo rendere conto dei risultati ottenuti; tutti avremo diritto di sapere quel che accade e chi fa cosa in nome dell’Alma Mater. Riconquisteremo la fiducia, dentro e fuori l’Università.

Se dalla prima votazione non uscirà un vincitore, mi impegno a promuovere un tavolo pubblico in cui i candidati si confrontino apertamente sul proprio programma e non sulla mera somma di interessi particolari né, tanto meno, sulle alleanze dovute alle pressioni della politica.

Sono stato e sono volutamente sordo a tutte le sirene che prefigurano vicinanze ideologiche o accordi ex ante. Non è così che si governa il nostro Ateneo. Sarò disponibile a dialogare con gli altri candidati sui programmi e sulle azioni, non sugli interessi, piccoli o grandi che siano. Trasparenza, impegno, onestà. Null’altro chiederò e null’altro sarò disposto a offrire.

Forte di questi impegni, vi chiedo quindi di darmi fiducia e di condividere con me le sfide ineludibili che ci attendono.


Bologna, 6 maggio 2009

Andrea Segrè