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Sei in: Prof. Segrè  Candidatura

 

ALLA COMUNITÀ DELL’ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSITÀ DI BOLOGNA

Consapevole della responsabilità e della portata dell’impegno, ho deciso di presentare la mia candidatura per il prossimo mandato rettorale, certo che la Comunità degli studenti, dei docenti e ricercatori, del personale tecnico e amministrativo possa sostenere l’impegno di una forte azione riformatrice per il rilancio dell’Alma Mater.
Ciò nella consapevolezza e nel riconoscimento: della dimensione storica del nostro Ateneo, della sua vocazione europea e internazionale nella centralità dell’Università nel mondo contemporaneo, del suo contributo alla crescita di Bologna, della Regione e del Paese, del ruolo di coloro che ne hanno costruito la grandezza, della ricchezza che scaturisce dalla pluralità e dalla diversità delle nostre culture.

IL RINNOVAMENTO: RIFORMARE GLI ORGANI, RILANCIARE LA GOVERNANCE

Partendo da queste prerogative, che rendono unico il nostro Ateneo nel contesto internazionale, europeo e nazionale – prerogative che oggi devono riflettersi nella Comunità dei Poli territoriali in cui esso si articola e che lo qualificano fra i migliori modelli di Università regionali – sono convinto che, pur nelle difficoltà del momento, esistano tutte le condizioni per rafforzare nel rinnovamento il ruolo dell’Università all’interno della società.
Sono però altrettanto convinto che, per non rendere sterili i pur buoni propositi delle azioni riformatrici, le trasformazioni debbano essere contestualizzate nella tradizione culturale: è sulle nostre radici, sulla loro profondità, che si fonda la possibilità di progettare – col massimo di serietà e di audacia – il nostro futuro.
Mantenendo perciò saldi i “principi generali” del nostro Statuto e riconoscendo agli Organi, e solo ad essi, l’autogoverno dell’Ateneo, il rinnovamento dovrà realizzarsi attraverso una sua revisione organica per intervenire sul funzionamento e sulla responsabilità degli Organi, sui rispettivi elettorati e sulle loro rappresentanze. Il Rettore deve avere la responsabilità della direzione politica dell’Ateneo e il coordinamento dell’attività del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione.
In questa ottica – e in attesa di un’approfondita e auspicabilmente estesa e partecipata discussione delle proposte elaborate dalla Commissione tecnica per la revisione dello Statuto – bisogna assicurare una maggiore integrazione fra Facoltà e Dipartimenti a partire dal Senato Accademico. Resto anche convinto che il Rettore deve essere affiancato da due Pro-rettori con competenze specifiche su Ricerca e Didattica, in stretto coordinamento con il Pro-rettore per le sedi decentrate.
Comunque, ed è ineludibile, dovremo essere in grado di garantire una semplificazione nelle azioni di governo e una maggiore rapidità nel processo decisionale.

L’AUTONOMIA: SCIOGLIERE I VINCOLI, LIBERARE LE ENERGIE

L’autonomia deve essere percepita come valore ed essere attuata per rafforzare il senso di appartenenza all’istituzione, la sua identità e il ruolo cruciale che può svolgere per lo sviluppo economico e civile dell’intera società.
Per consentire il pieno dispiegamento di queste potenzialità, delle energie che dobbiamo impiegare per didattica e ricerca, l’autonomia deve fondarsi sui principi di trasparenza, di partecipazione e di condivisione nell’affrontare i problemi della società, le scelte e le azioni dell’Ateneo e le sue strategie.
Il docente, impegnato nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali di educatore e ricercatore, dovrà però essere liberato da una burocratizzazione talvolta eccessiva e opprimente (semplificazione amministrativa), in parte originata – paradossalmente – dall’attuazione della stessa autonomia.
L’amministrazione è, e deve essere, uno strumento al servizio della didattica e della ricerca, capace di liberare tutte le risorse disponibili, umane e finanziare. Non può, né deve essere soggetto separato della politica universitaria.
In questo quadro, che sottende la necessità di dare una prospettiva credibile ai nostri allievi, è urgente che Facoltà e Dipartimenti possano programmare le loro attività sul lungo periodo in un ordinato equilibrio tra impegni didattici e attività di ricerca. È fondamentale garantire alle strutture l’effettiva disponibilità del budget da turnover almeno nell’ambito del Piano strategico triennale, fatte salve le operazioni di riequilibrio.

LA COMUNITÀ SCIENTIFICA, LA COMUNITÀ CIVILE: LE NOSTRE RESPONSABILITÀ

L’autonomia dell’Università non può essere disgiunta dalla responsabilità verso i propri molteplici interlocutori: studenti, personale, istituzioni, imprese e collettività. Una visione che delinea una Comunità scientifica al servizio e in dialogo continuo con la Comunità civile.
In questa prospettiva, e a fianco dei tradizionali ambiti della missione delle Università (produzione, trasmissione e valorizzazione della conoscenza), assume una rilevanza strategica nutrire di conoscenze plurali e reciprocamente comunicanti il mondo accademico, favorendo l’assunzione delle istanze culturali, sociali ed economiche e lo scambio di saperi organizzando eventi e strutture compartecipate.
È sulla base di questi valori che la nostra Comunità deve proporsi, con nuova forza, come patrimonio – quale in effetti è – di conoscenza e di cultura per la società. Ed è per questo che la nostra Comunità deve darsi nuovi obiettivi volti alla diffusione della conoscenza anche nelle attività di istruzione primaria e secondaria (unitamente alla Regione ed alle altre Università regionali), così come nelle pratiche di sostenibilità ambientale e nel campo della solidarietà locale e internazionale.
Nell’opinione pubblica si deve consolidare l’idea di una Università che, anziché luogo di potere e baronie, è il centro dell’alta formazione e della ricerca eccellente. Dobbiamo attivare un processo virtuoso di consensi che, partendo dagli studenti, dalle famiglie e dalle imprese, coinvolga e induca tutti i portatori di interesse a sostenere economicamente l’Università.
Dobbiamo far emergere, con determinazione e senza paure, la responsabilità sociale dell’Alma Mater. Più volte ho sostenuto che il nostro Ateneo si deve dotare di un Bilancio Sociale. Un bilancio che si ispiri ai valori di trasparenza, di partecipazione e di condivisione, che renda visibile il nostro operato e che fornisca agli enti pubblici territoriali, al sistema delle imprese ed alle famiglie tutti gli elementi utili alla nostra valutazione. Così rafforzeremo i legami da sempre esistenti – ma da rinnovare con forza – con la città e il territorio, anzi con le città e i territori.
Sono convinto che l’Università è e deve essere una ricchezza per le città, così come le città devono essere ricchezza per l’Università: non ci può né ci deve essere contrapposizione.
Dobbiamo, perciò, trovare con l’intera società nuovi motivi di intesa, di sostegno anche finanziario per realizzare un progetto di interesse comune. Ecco perché propongo di istituire un “Comitato per i rapporti istituzionali” (Comitato di Sostegno) partecipato dalle istituzioni pubbliche e private e da membri degli Organi di Ateneo, cui affidare compiti di indirizzo.

IL DECENTRAMENTO: COMPLEMENTARIETÀ E SINERGIE

A quasi vent’anni dall’avvio del piano di decongestionamento dobbiamo prendere atto che il nostro Ateneo, pur concentrando nei Poli delle quattro province della Romagna circa il venti percento del corpo studentesco, ha realizzato solo in parte gli obiettivi strategici del piano, con una significativa presenza delle Facoltà, ma non dei Dipartimenti.
Anche se la realtà dei Poli si è evoluta in base all’attuale forma statutaria, è evidente la necessità di alcune modifiche. Non è più sufficiente limitarsi alla partecipazione nel Senato Accademico dei Presidi delle Facoltà, assieme al Pro-rettore per le sedi decentrate, per considerare già attuato il processo federativo sotteso al progetto di decongestionamento.
In concreto non si è ancora realizzata totalmente l’integrazione tra le strutture didattiche e quelle scientifiche dei Poli, venendo così meno la condizione di stretto rapporto tra didattica e ricerca e tra docenti e studenti che contraddistingue la Comunità delle Università, e che, a maggior ragione, avrebbe dovuto identificare quella delle nuove sedi per renderne plausibile la presenza e il sostegno degli enti locali.
Prendendo atto degli sforzi complessivamente compiuti dalle sedi romagnole, sarà comunque necessaria una più attenta programmazione per poter valorizzare appieno le complementarietà e le sinergie, anche migliorando il coordinamento tra le diverse sedi.

LA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA: SPECIFICITÀ E COMPETENZE

Il rapporto con gli enti locali e la società nel suo insieme assume connotati specifici per la Facoltà di Medicina e Chirurgia, che da sempre ha contribuito a fare grande la nostra città ed il nostro Ateneo, per la qualità riconosciuta al suo corpo accademico, nello svolgimento delle funzioni di didattica, ricerca e di assistenza, che qui si sostanzia nel rapporto diretto con lo studente, il paziente e le famiglie e per il contributo portato alla qualità della vita e al benessere delle persone.
Sono profondamente convinto che il Rettore in prima persona, di concerto con il Preside, debba mantenere saldo, nelle diverse sedi istituzionali, il diritto della Facoltà medica e dei suoi Dipartimenti, secondo le rispettive competenze, a decidere e programmare l’attività didattica e di ricerca. Non è venuta meno, infatti, pur con le modifiche al titolo V della Costituzione, la competenza dello Stato nell’Istruzione Superiore Universitaria.
Vanno pertanto individuate forme appropriate di collaborazione con la Regione e i vari organi del Servizio Sanitario Nazionale e il nostro Ministero, nel rispetto delle competenze e dei ruoli di ciascuno e nella prospettiva di assicurare l’intesa sostanziale fra le parti coinvolte nel raggiungimento di un fine comune: ovvero un migliore Servizio Sanitario, attraverso medici colti e ben preparati.

IL DIRITTO ALLO STUDIO: L’ASCOLTO, LE AZIONI

Con altrettanta convinzione, ritengo fondamentale considerare, accanto ai diversi corsi di studio, anche le peculiarità e le specificità delle scuole e delle strutture presso le quali si svolge la formazione specialistica per le diverse aree, oltre che delle Scuole di Dottorato.
Si tratta cioè di garantire ad ogni cittadino il diritto-dovere di accedere ai più alti livelli degli studi in base alle proprie capacità e ai propri meriti in un sistema formativo aperto a tutti e in grado di fornire gli strumenti indispensabili al raggiungimento degli scopi.
Dobbiamo essere una Università orgogliosamente pubblica.
A tal fine va adottata una politica di diritto allo studio che, partendo dall’Università e dalla Regione, coinvolga significativamente gli istituti di credito, le fondazioni, le imprese, gli enti anche ecclesiastici, in un disegno comune di sostegno agli studenti.
Tale contesto potrà determinare nuove condizioni per la completa copertura delle richieste di finanziamento di borse di studio, la diffusione dei prestiti fiduciari e la soluzione dell’annoso e pressante problema dell’edilizia, degli alloggi e degli altri spazi e servizi peculiari alla formazione degli studenti e alla loro crescita culturale.
Penso, inoltre, che sia nostro dovere ascoltare e tenere in considerazione le valutazioni e le critiche che emergono dalla componente studentesca, e non solo, in ordine all’assetto di nuovi percorsi formativi.
Così, pure, va approfondito l’impegno per un accompagnamento dei nostri studenti verso le professioni, anche quelle rivolte al sociale e ai soggetti più deboli, valorizzandole in termini di valori etici e culturali.

EFFICACIA, EFFICIENZA, VALUTAZIONE: LA QUALITÀ

Volendo interpretare in modo autentico l’autonomia ottenuta, l’obiettivo urgente e strategico è la valutazione della qualità, dell’efficacia, dell’efficienza e dell’economicità delle attività istituzionali, della loro integrazione e del mutuo sostegno tra attività didattica e di ricerca, con il coinvolgimento attivo degli studenti e dei loro rappresentanti nella valutazione della qualità della didattica.
A partire da quanto già fatto sulla valutazione della ricerca e dei Dipartimenti, occorre riprendere con decisione ed equilibrio la strada della valutazione della didattica, avviata con i corsi triennali. Il traguardo è la valutazione complessiva dell’Ateneo circa: la sua capacità di governare i processi e di darsi obiettivi strategici, il grado di raggiungimento di tali obiettivi, il livello raggiunto nell’internazionalizzazione della didattica e della ricerca, la capacità di sostegno del Paese.
Nella consapevolezza della complessità dei problemi di governo che dovranno essere affrontati, per accompagnare la transizione dell’Ateneo nel mutato contesto istituzionale e sociale, è dunque necessario coniugare la logica della valutazione e del merito con la libertà della scienza e del suo insegnamento, con lo sviluppo e la promozione della cultura e della ricerca scientifica, ponendo al centro lo studente e la sua formazione.

Questi sono i valori principali e le prime linee di indirizzo per lo sviluppo dell’Ateneo che connotano la mia visione di Università e dunque la mia candidatura. Su queste basi – che scaturiscono dall’esperienza di ricercatore, docente, direttore di Dipartimento e preside di Facoltà – elaborerò nei prossimi mesi il programma per il prossimo mandato rettorale, certo del contributo di tutta la Comunità dell’Alma Mater.

Bologna, 18 giugno 2008


Andrea Segrè