Fine della società dei consumi, ora “Basta il giusto”
Il promotore dell’anno europeo contro gli sprechi alimentari e inventore del Last minute market, Andrea Segrè, presenterà, questa sera alle 19 al festival Cormonslibri in sala Italia, il suo manifesto per una società piú sobria e sostenibile Basta il giusto, edito da Altraeconomia. «Meno spreco, piú ecologia, uguale sufficienza» è l’equazione che Segrè propone nella sua Lettera a uno studente, «un nuovo modo di pensare e agire che potrà modificare l’economia e il mercato. Dal basso e da dentro. Una società dove abbastanza non è mai troppo, dove si può fare di piú con meno. E dove, se necessario, si deve fare anche meno con meno come in tempo di crisi». «Nell’economia di relazione della società sufficiente, allora – scrive nel suo saggio il professore ordinario e preside della facoltà di agraria di Bologna – le quantità della produzione e dei consumi dovranno diminuire, laddove abbondanti e aumentare se carenti migliorando, invece, per tutti, la qualità. E allora saranno produzioni e consumi nuovi, diversi, sostenibili. E dentro la qualità ritroveremo, finalmente, la sicurezza, il lavoro, il tempo, la relazione, noi stessi e gli altri, anche i diversi. (…) Dobbiamo arrivare a una società che si fondi sul principio di reciprocità, sulla gratuità, sulla riscoperta del dono, sul valore di relazione che deve essere piú grande, piú importante degli altri valori di uso e scambio delle merci (fondamenti del mercato e del capitalismo), merci che devono tornare a essere beni di lunga durata. Una società che limiti l’uso delle risorse, il dare per avere (egoismo, individualismo, edonismo) e il dare per dovere (assistenzialismo, carità pelosa). Una società che invece si fondi sull’essenzialità nell’essere e nell’avere e sulla generosità nel dare e nel darsi (relazione, condivisione, convivialità)». Ce la faremo ad arrivarci? «Certo, secondo me». Il nuovo modello che propone Segrè parte dal presupposto che la società dei consumi, perlomeno come l’abbiamo concepita finora, è giunta al capolinea e che «la triade crescita-consumo-debito è una nostra invenzione, né buona né cattiva». Un’invenzione però «che ci sta stritolando: dobbiamo dunque uscire dalla sua logica e dalla sua ideologia» per scongiurare una catastrofe annunciata. Che tipo di uomini dovremmo essere per rendere concretamente possibile la società sufficiente? Bisogna passare prima all’homo sufficiens, che non percepisce il mondo come un sistema meccanico nel quale massimizzare l’utilità, ma lo esperisce in modo intuitivo», riappropriandosi i limiti ecologici come variabile fondamentale della sua esistenza e poi il salto ulteriore, all’homo civicus, «capace di andare oltre l’utilità individuale e l’autointeresse nel breve periodo per costruire invece un’azione collettiva, equa, sostenibile e solidale nel lungo periodo».





