Andrea Segrè tra gli studenti nella società della sufficienza

Nel suo nuovo libro edito da Altreconomia il docente universitario spiega perché è necessario incamminarsi verso un nuovo civismo ecologico, senza sprechi

Il nuovo libro di Andrea Segrè “Basta il giusto”, in libreria da questi giorni per Altreconomia edizioni, sarà presentato oggi a Cormons Libri. L’autore, che è preside della facoltà di Agraria dell’Università Alma Mater di Bologna e l’inventore di Last Minute Market per il recupero degli sprechi alimentari, è anche il promotore del progetto “Un anno contro lo spreco” che, avviato nel 2010, sta portando il Parlamento Europeo a proclamare il 2013 anno europeo contro lo spreco alimentare, iniziativa - che dovrebbe essere ufficializzata a gennaio a Strasburgo - alla quale è legata l’uscita del suo libro. Nel suo libro Segrè (nella foto a destra) spiega come e perché sia indispensabile incamminarsi verso un nuovo civismo, ecologico, etico, economico. Perché è la visione della “società della sufficienza” il fulcro di questa “lettera”, che Segrè indirizza a un suo studente ma anche a ciascuno di noi.

Pubblichiamo l’incipit del libro di Andrea Segrè “Basta il giusto. Lettera a uno studente sulla società della sufficienza” edito da Altreconomia:
Hai scelto una buona, anzi un’ottima Facoltà: è la prima in Italia, anche se le classifiche contano poco. Più importanti sono i docenti e i ricercatori con i quali trascorrerai gli anni migliori per la tua formazione. Capitale umano, l’insegnante, scaduto ormai nelle “classifiche” sociali e nelle remunerazioni economiche: eppure ancora capace di difendere una buona qualità della didattica. Tanto più che fra poco la nostra Facoltà, così come tutte le altre in Italia del resto, non esisterà più. Sorpreso? Sì, proprio così: chiusa, cancellata. È la riforma universitaria voluta dal Governo, caro mio: ha messo una croce sopra le Facoltà. La tua preparazione sarà affidata a un Dipartimento. Ma poco importa il nome. Vedrai, non cambierà molto. Conterebbero di più gli investimenti nell’istruzione, tutta. Ma anche qui -da tempo- il nostro Paese ci ha messo una pietra sopra. Anzi un macigno, tanto pesante che non si riesce più a sollevare. È vero: qualcuno ha detto recentemente, e tanti lo hanno seguito, che la cultura non dà da mangiare. Dimostragli che hai fame! Perché la cultura è scienza, tecnologia, umanità: è tutto. Devi avere sempre appetito. Protesta indignandoti, è giusto perché in gioco c’è il tuo futuro. Ma studia comunque, non farti fregare. Fallo con passione, questo è fondamentale. E se ti applichi, troverai le risposte alle tue domande. Ti affacci alla vita, sei in quella fase straordinaria di limbo dove ancora tutto è possibile. Devi essere curioso, devi cercare, indagare, chiedere, essere attivo. Cerca di sentire, di fare profondamente tuo quello che imparerai, solo così potrai agire nel mondo da donna o uomo consapevole di poterlo migliorare. Cerca dei “maestri” di studio e di vita nelle persone che incontrerai frequentando le aule universitarie e soprattutto condividi ciò che di buono imparerai da loro, la conoscenza è davvero un bene comune universale. C’è un bel racconto di Tolstòj dal titolo “Il corso dell’acqua”. Vorrei lo ricordassi nel tuo percorso di studi, dice così: «Una volta i discepoli di Confucio lo trovarono sulla riva di un fiume. Il maestro era seduto sulla riva e guardava fissamente l’acqua scorrere. I discepoli stupiti gli domandarono: “Maestro, ma che utilità vi è a guardar come scorrono le acque? È la cosa più ordinaria, è sempre stato e sempre sarà così”. Confucio disse: “Voi dite la verità: è la cosa più ordinaria, ed è sempre stato e sempre sarà così, e chiunque può comprenderlo. Ma non tutti comprendono com’è simile il corso dell’acqua all’insegnamento. Io guardavo l’acqua e pensavo a questo. Queste acque scorrono senza sosta, scorrono di giorno, scorrono di notte, scorrono fino a che tutte non confluiscono in un grande oceano. Così anche il vero insegnamento dei padri, dei nonni e dei bisnonni nostri dall’inizio del mondo ha continuato a scorrere senza sosta sino a noi. Faremo anche noi così, che il vero insegnamento scorra oltre, faremo in modo di trasmetterlo a coloro che vivranno dopo di noi, perché anch’essi su esempio nostro lo trasmetteranno ai loro discendenti, e così fino alla fine dei secoli».