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29 aprile 2017 La Stampa Una nuova educazione alimentare contro la cultura dello scarto

pubblicato 12 mag 2017, 04:09 da redazione segre





L’ultimo libro di Andrea Segrè, uno dei maggiori esperti di agroeconomia, indica come mangiare fuori dalla logica consumistica.

Maria Teresa Pontara Pederiva
Trento

Con lo spreco alimentare si potrebbe sfamare il 30% della popolazione del nostro pianeta, visto che 1/3 del cibo prodotto finisce nella spazzatura. Solo in Italia quello che si getta via dalla tavola vale l’1% del Pil, l’equivalente di 16 miliardi di euro: nelle nostre case ogni anno la voragine degli sprechi pesa 145 kg a famiglia, per un costo di 360 euro (fonte: Osservatorio Waste Watcher). 

Il numero di quanti oggi consideriamo ipernutriti (leggi pure obesi) ammonta a quasi il doppio dei denutriti, 800 milioni di persone. Gli chef pluristellati spopolano nel grande spadellamento mediatico (siamo entrati nella “spadelling age”) oscurando quanti invece il cibo lo producono, vale a dire gli agricoltori. Osannati guru planetari discorrono di diritto al cibo, ogm, dieta mediterranea, chilometro zero: perlopiù slogan, mentre si tratta di temi che richiederebbero un minimo di conoscenza, e competenza. E intanto i dati finiscono per dimostrare che il 50% della popolazione mondiale potrebbe nutrirsi in maniera sufficiente soltanto con i (nostri, perché dei paesi industrializzati) sprechi alimentari.  

 

È una denuncia che vale un pugno nello stomaco quella contenuta nell’ultimo libro di uno dei maggiori esperti italiani di agroeconomia: Andrea Segré, docente ordinario di politica agraria internazionale e comparata all’università di Bologna e di economia circolare a Trento dove è anche presidente della Fondazione Edmund Mach, a San Michele all’Adige, e in più fondatore ancora 20 anni fa di Last Minute Market (spin off dell’ateneo bolognese per il recupero degli scarti alimentari della grande distribuzione), di Fico Eataly World e del Centro agroalimentare di Bologna e presidente del Comitato scientifico del piano nazionale di prevenzione dei rifiuti del Ministero dell’Ambiente. 

 

Segré, nato a Trieste nel 1961, si occupa da anni delle problematiche legate al cibo e all’alimentazione sia a livello accademico che in sede di conferenze e attività di saggista e pubblicista; i suoi ultimi saggi risalgono al 2015: “Cibo” de Il Mulino e “L’oro nel piatto. Valore e valori del cibo”, di Einaudi. In un contesto di evidente ingiustizia planetaria è solito ricordare che occorre «mescolare con la farina due ingredienti – ecologia ed economia – che hanno la medesima radice (casa) che poi significa famiglia, relazioni e società». Il libro, appena uscito in libreria, raccoglie tre lezioni tenute a New York, Buenos Aires e Francoforte. 

 

Se l’atto del mangiare, come scrive Segré, rappresenta un’azione al contempo agricola, economica, ecologica, etica e politica, la conclusione che dobbiamo trarre - noi cittadini del ricco nord del mondo – non può essere che quella di una necessità pressante di educare (che poi sarebbe un rieducare perché nel passato lo sapevano eccome) ad un’alimentazione corretta sotto tutti i punti di vista, mentre oggi si privilegia più il discorso salute, quanto mai necessario peraltro, lasciando decisamente in ombra quello sociale e planetario. 

 

«Non sappiamo più se il cibo ci nutre o ci mangia», dice Segré spiegando che, da una parte stiamo consumando le risorse del pianeta a causa di modelli di produzione e di consumo insostenibili, dall’altra stiamo consumando le risorse economiche dei nostri sistemi welfare a causa del lievitare delle spese sanitarie legate dalle malattie connesse alla malnutrizione. E in più stiamo consumando risorse sociali per l’alterazione delle relazioni tra le persone e dei rapporti tra i paesi: assistiamo ormai all’accaparramento della terra, denunciato come land grabbing, e alla dipendenza alimentare, o troppo spesso anche al ricatto delle eco-agro-mafie. Oggi il cibo contraffatto in Italia, circa 60 miliardi di euro, vale quasi il doppio dell’export alimentare (36,8 miliardi di euro). 

 

La sua è una ricerca spesso documentata sul campo, come in quel viaggio a piedi compiuto in 48 ore con il suo omonimo regista e documentarista nella Piana di Gioia Tauro e dintorni tra gli agrumeti di Rosarno, gli uliveti di Cinquefondi e la baraccopoli di San Ferdinando, dove la produzione di cibo è sì fonte di lavoro e sostentamento di molti, ma dove prosperano anche caporalati e soprusi sui braccianti agricoli, in particolare donne emigrate dai paesi dell’Est Europa o emigranti dal sud del mondo. «Nei campi sembrano esistere solo scarti, alimentari e umani insieme» e il tutto stride con gli scaffali stracolmi dei supermercati cui siamo abituati. È necessario un esame di coscienza: «esiste una macchina più grande di noi che ci chiede solo di produrre, acquistare, consumare, scartare, sprecare. Ma dobbiamo forse considerarla come inevitabile?».  

 

Per Segré la risposta è una sola: un’informazione corretta sul cibo che mangiamo, senza eccessi perché il cibo giusto è quello che rientra nell’economia circolare (sono un po’ gli obiettivi della neocostituita Fondazione Fico da lui presieduta). Perché la sobrietà e la semplicità di quanto giunge sulla nostra tavola racconti piuttosto di un’attenzione a quanti non ne hanno o hanno ricevuto un compenso nettamente inferiore al necessario per averlo prodotto. 

 

In appendice 10 (ottimi) Consigli per mangiare e non essere consumati dal cibo, nell’ottica di nuovi stili di vita: per contrastare la cultura dello scarto, come ci insegna anche Papa Francesco nella sua Laudato si’, cominciamo (anche) dall’educazione alimentare. 

 

Il testo è stato presentato il 7 aprile scorso al Festival Educa a Rovereto (Trento), dove l’Autore era intervistato da Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino, mentre il prossimo martedì 2 maggio, presso la Libreria Ambasciatori di Bologna sarà in dialogo con l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi. 

 

Andrea Segrè “Mangia come sai. Il cibo ci nutre o ci consuma?” (Collana Caleidoscopio/Compact) Editrice Missionaria Italiana, pp. 96, euro 9,00

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