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6 luglio 2018 Il Piccolo : Casanova 2018. Ora vi racconto la seduzione del cibo"

pubblicato 6 lug 2018, 00:34 da Redazione Segrè


13 giugno 2018 La Stampa "La gastronomia bolognese vuole diventare patrimonio Unesco La Città metropolitana avvia un progetto per chiedere il riconoscimento, proprio come è già capitato con la dieta mediterranea e la pizza napoletana"

pubblicato 29 giu 2018, 06:47 da Redazione Segrè



Lorenzo pastuglia

Tagliatelle, ragù, tortellini e lasagne verdi. Non solo sono alcune tra le specialità tipiche della cucina bolognese, ma potrebbero presto diventare patrimonio Unesco, come la dieta mediterranea e la pizza napoletana. L’idea è della Città metropolitana di Bologna, che si propone come capofila di un progetto che potrebbe coinvolgere tutta la città e il territorio: Camera di Commercio, Università, Organizzazioni economiche, professioni e scuole.  

 

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La proposta è arrivata da Andrea Segrè - presidente della Fondazione Fico che si occupa di educazione alimentare e sostenibilità - in occasione della presentazione del libro di Napoleone Neri A tavola con il Dottor Balanzone. Dopo la riunione della giunta, è arrivata anche la decisione ufficiale. «Presa di comune accordo, un percorso che inizia - sottolinea Giuseppe De Biasi, capo di Gabinetto della Città metropolitana – e si trasformerà in una candidatura che prenderebbe forza con l’aiuto di esperti e stakeholder».  

 

Prima della Tentative List, il modulo di richiesta di Unesco , «stiamo radunando quello che sarà il gruppo di lavoro che vedrà la presenza di nomi importanti», conclude De Biasi. 

 

Il comunicato della delibera  

«A Bologna è sempre esistito un felice connubio di cultura e coltura - recita la delibera della città Metropolitana -. Sono almeno 70 le ricette, fra antipasti, primi e secondi, oltre 13 i salumi, 13 i contorni, 25 dolci, 12 conserve, 9 formaggi, 6 mieli, 11 liquori, oltre 12 tipi di vino DOP e DOCG e molte birre artigianali con una tradizione». 

 

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Per questo secondo l’Ente, la richiesta all’Unesco è necessaria e «fattibile, come strumento per la salvaguardia e la valorizzazione nel mondo di questo patrimonio così ricco e unico - continua il comunicato -. Il progetto si collega all’evoluzione di Bologna come “Città del Cibo”, alla scia del parco agroalimentare Fico e dell’omonima Fondazione per l’educazione alimentare e la sua sostenibilità e, più in generale, dell’importanza del settore agroalimentare». «Si vuole dunque assicurare al progetto una capacità di iniziativa che riesca a coinvolgere tutta la città e il territorio». 

 

Non sarebbe il primo riconoscimento  

Se il riconoscimento divenisse ufficiale, non sarebbe il primo che il capoluogo emiliano riceve dall’Unesco. Infatti, dal 2006, Bologna è una delle Città Creative della Musica «per la sua ricca tradizione musicale in continua evoluzione e il suo impegno a promuovere la musica come mezzo di sviluppo economico e di inclusione sociale e culturale - c’è scritto nella motivazione dell’Organizzazione mondiale -. Dal passato, tra il XVII e XIX secolo, la città fu meta dei maggiori musicisti d’Europa (Mozart, Liszt, Mendelssohn e poi Farinelli, Rossini e Donizetti, che la scelsero come dimora per periodi più o meno lunghi della loro vita). Oggi, la città ha accresciuto e vivacizzato la sua vocazione musicale». 

 

3 giugno 2018 Corriere della Sera "Mediocrazia, il futuro del cibo"

pubblicato 5 giu 2018, 05:30 da Redazione Segrè


21 maggio 2018 adnkronos "Piante da record nel Frutteto della biodiversità"

pubblicato 24 mag 2018, 01:00 da Redazione Segrè


Pubblicato il: 21/05/2018 11:12

Dal noce più vecchio d'Europa al cipresso piantato da San Francesco fino ad arrivare al Fico più grande del continente. Sarà inaugurato domani, in occasione della Giornata internazionale della biodiversità, il 'Frutteto della Biodiversità' che Fondazione Fico e Arpae hanno realizzato piantando i gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia. L'evento si terrà alle 13.00 alla Fondazione Fico di Bologna, Spazio 118 del Parco agroalimentare Eataly World.

Fra le 15 piante scelte fra le varie regioni d’Italia e messe a dimora a Fico ve ne sono alcune da primato nazionale, come il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, con i suoi 4,6 metri di circonferenza misurati a 1,3 metri da terra e l’età stimata di circa 300 anni. Sotto la sua chioma, a Coppa Cicuta, pascolano ogni giorno le capre. E il pero più grande d’Italia che si trova a San Severino Lucano in Basilicata, con circonferenza di oltre 4 metri e 3 secoli di vita. Ma soprattutto c’è il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia: vive a Poggiodomo in Umbria ed è caratterizzato dalla straordinaria circonferenza di oltre 5 metri che ancora fruttifica.

Non poteva mancare il fico della Badia di Cavana nel parmense, anziano oltre 800 anni, con una chioma che raggiunge la superficie di circa 300 metri quadrati ed è senz’altro la più vasta del continente. Sempre in Emilia Romagna troviamo il Cipresso di San Francesco, a quota oltre 800 anni: è dimorato nel Convento dei Frati minori di Villa Verucchio a Rimini e si narra sia stato piantato proprio da San Francesco, cui deve il nome.

Sono 15 le regioni italiane rappresentate nel Frutteto: per la Lombardia c’è il Loto di Maleo, con frutto simile ai cachi, anziano 200 anni con circonferenza estesa 4 metri. Per il Piemonte troviamo il Melo grande Alessandro, bicentenario, posizionato a Crevacuore (Biella), con frutti di polpa aromatica. La Sardegna è presente con il Fico d’India Longifoglia, pianta secolare di origine texana, salvata dall’estinzione grazie al recupero negli orti botanici sardi.

La Sicilia è presente con l’Acerone dei Nebrodi, una spettacolare pianta che vive a 1800 metri sulla vetta dei Nebrodi, nel comune di Cesarò. Per la Calabria troviamo la secolare Vite Mantonico, per la Basilicata il Pero Pastore di S Severino Lucano vecchio oltre 300 anni. Dalla Campania ecco la Vite di Taurasi, bicentenaria e dal Molise il millenario Olivo di Venafro (Isernia), con fusto a circonferenza di oltre 5 metri.

Per l’Abruzzo troviamo il Fico di Fossacesia - Chieti e per il Lazio il Melograno di Roma, plurisecolare: ha dimora dietro la Scala Santa della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Dal Trentino Alto Adige ecco il Melo di Fondo: ha 220 anni e la sua circonferenza misura 2,3 metri. Cresceva in Val di Non, lo ha salvato dall’estinzione il recupero del germoplasma custodito dall’Associazione Patriarchi della Natura.

Il Frutteto è parte della Rete dei Frutteti della Biodiversità realizzata da Arpae in Emilia-Romagna, prima rete a livello nazionale, che comprende 7 giardini in tutta la regione. Il Frutteto della Biodiversità intende essere una 'banca della memoria' per preservare le varietà in estinzione. Basti pensare che negli ultimi 50 anni sono scomparse dal pianeta circa 300.000 varietà vegetali, e si stima che un quinto circa delle specie vegetali ed animali potrebbe non sopravvivere a lungo.

Il Parco agroalimentare più grande al mondo, spiega Andrea Segrè, presidente della Fondazione Fico per l’Educazione alimentare e alla Sostenibilità, "offre l’occasione per seminare nei giovani e coltivare in tutti i cittadini la cultura della biodiversità. L’obiettivo è adesso di promuovere visite e iniziative che valorizzino questo modello di conservazione genetica. E con Caab è attivo il Premio internazionale Bologna Award per la produzione agroalimentare sostenibile, con un’attenzione speciale e, da quest’anno con una categoria dedicata, alla biodiversità".

In sinergia con Fico Eataly World, con Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e con il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale domani alle 10, nell’Arena Centrale di Fico prenderà il via il convegno nazionale “Frutti dimenticati e agrobiodiversità: risorse da salvare”.

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