Il progresso nella spazzatura
Si buttano tonnellate di cibo e acqua. Ma le risorse sono limitate
Per Geppetto una pera non aveva scarti: i torsoli e le bucce possono sempre venir buoni, come impara presto Pinocchio. Oggi invece gettiamo nelle spazzature tonnellate di cibo all’anno. E con il cibo sprechiamo anche l’acqua: non soltanto quella contenuta negli alimenti, ma anche quella servita per produrli. Tanta, anche se scarsa: anzi limitata. E invece dovremmo ridurre gli sprechi. Non solo perché non è etico scialacquare in tempi di crisi, ma anche perché le risorse naturali – il capitale naturale – è limitato. Vogliamo aumentare ancora il nostro debito ecologico, sommandolo a quello economico e invelenire totalmente l’ambiente e le nostre vite?
I rifiuti ci stanno sovrastando, in tutti i sensi. Non sappiamo più come gestirli. I rifiuti fisici, intendo. Figurarsi quelli umani. Che sono poi la diretta conseguenza dei primi.
Come uscirne? La formula è semplice: consumare e produrre meno, ma meglio (possibilmente). Non impossibile se consideriamo la crisi attuale come un’opportunità di cambiamento. Del resto, la società dei consumi – almeno per come l’abbiamo vissuta finora – è finita. La crisi ci sta colpendo con tanta violenza ma – paradossalmente – potrebbe essere una buona occasione. Se servirà ad aprire gli occhi sull’insostenibilità del progresso che il nostro mondo, autodefinitosi sviluppato, ha realizzato fin qui. Il trinomio crescita/sviluppo/consumo è una nostra invenzione, né buona né cattiva: semplicemente un’invenzione. Che però ci sta stritolando: dobbiamo dunque uscire dalla sua logica e dalla sua economia.
E, per scongiurare una catastrofe annunciata, intraprendere il cammino verso un’opulenza frugale, un’abbondante sobrietà, un’eccessiva semplicità. Insomma la strada degli ossimori, delle contraddizioni solo apparenti ma ricche, che ci portino – lentamente ma per davvero – a meno ben essere/avere e più ben vivere. Perché per vivere, consapevolmente e responsabilmente, non basta esistere.
Ma si può arrivare a quest’altrettanto ossimorica utopia concreta? Le nostre azioni, anche se piccole, possono veramente portare a un mondo nuovo.
Dobbiamo tornare a credere nel nostro ruolo di individui-cittadini attivi e fattivi: un nuovo civismo. Riscoprire la nostra sovranità di consumatori e produttori, che invece abbiamo delegato ad altri. Riprendere in mano il carrello della spesa, per spingerlo anche con il cervello. Rinnegare la pervasiva cultura del consumo e del rifiuto che generano lo spreco di cui siamo circondati e sommersi. Uscire dalla logica del rifiuto dunque (non) sono. La civiltà moderna tende a rimuovere i rifiuti, fisicamente ma soprattutto mentalmente.
Cambiare si può, tuttavia: concretamente con un’azione preliminare e due mosse successive. L’azione preliminare è trasformare subito gli sprechi in risorse in nome della solidarietà e della reciprocità come ci insegna l’esperienza di Last Minute Market per il recupero a fini solidali delle eccedenze alimentari e non. Ciò che è surplus per qualcuno diventa opportunità per qualcun altro che è in deficit.
Ma non è la soluzione del problema, non possiamo pensare di dare gli avanzi dei ricchi ai poveri e riequilibrare uno dei tanti squilibri del nostro tempo. Non è sufficiente. Dobbiamo prevenire gli sprechi adottando uno stile di vita più sobrio, equo, sostenibile, relazionale.
Per farlo possiamo (per)seguire, due percorsi. Da una parte vedere un orizzonte, raggiungere una meta, trovare uno stimolo per ridurre progressivamente il consumo di risorse (limitate) e le emissioni (illimitate) nell’ambiente legate alle nostre attività di produzione, trasformazione, distribuzione, di consumo.
Lo abbiamo chiamato Spreco Zero. Si tratta di un’azione endogena legata ai processi e ai prodotti che parte da un presupposto: bisogna agire e ridurre consumi e sprechi a livello locale, non compensare le proprie azioni altrove in un mercato delle emissioni che favorisce e premia sempre chi spreca e inquina di più.
Dall’altra bisogna promuovere una logica nuova, l’abbiamo chiamata Società Sufficiente, che rappresenti il massimo comune denominatore di tutti quei “movimenti”, tanto ricchi quanto diversi, che si pongono concretamente il limite dei consumi materiali in un mondo dove le risorse sono finite: decrescita, sobrietà, frugalità, semplicità, gruppi di acquisto solidale, distretti di economia solidale...
Meno spreco più ecologia uguale sufficienza, un nuovo modo di pensare e di agire che potrà modificare l’economia e il mercato. Allora nella società sufficiente le quantità della produzione e dei consumi dovranno diminuire dove sono abbondati, aumentare se carenti migliorando invece, per tutti, la qualità. E dentro la qualità ritroveremo – finalmente – la sicurezza, il lavoro, il tempo, la relazione, noi stessi e gli altri. Per seguire, in fondo, gli utili consigli del vecchio Geppetto. Pinocchio, bambini: ascoltate! Il mondo che sarà dipende da voi.
(Andrea Segre è professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata, preside della facoltà di Agraria e presidente di Last Minute Market.
L’immagine di Altan è il logo delle Giornate europeee contro lo spreco 2001)





