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22 maggio 2018 INAUGURATO IL FRUTTETO DELLA BIODIVERSITA': FRA GLI OBIETTIVI LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA 'BANCA DELLA MEMORIA' PER PIANTE E FRUTTI RARI

pubblicato 24 mag 2018, 01:05 da Redazione Segrè
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NEL FRUTTETO TROVANO DIMORA I GEMELLI DELLE PIANTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA IN RAPPRESENTANZA DI 15 REGIONI. FRA GLI OBIETTIVI: LA BANCA DELLA MEMORIA DI FRUTTI E PIANTE RARE, LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E L’EDUCAZIONE ALLA SOSTENIBILITA’.  


BOLOGNA -  Nella Giornata mondiale della Biodiversità Fondazione FICO ed Arpae Emilia-Romagna hanno inaugurato il Frutteto della Biodiversità realizzato nel contesto del Parco Agroalimentare FICO Eataly World.  Si tratta di un giardino con alcuni gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia, piante che hanno dimostrato grande resistenza alle avversità climatiche e parassitarie. Le piante scelte e messe a dimora rappresentano 15 regioni d’Italia e molte sono da primato nazionale per antichità e dimensioni. Ha spiegato Andrea Segrè, presidente della Fondazione FICO: «Il Parco agroalimentare più grande al mondo ci permette di seminare nei giovani e coltivare in tutti i cittadini la cultura della biodiversità. Fondazione FICO si è data come obiettivo primario la sensibilizzazione intorno alla sostenibilità della produzione agroalimentare, con Arpae Emilia Romagna abbiamo realizzato il progetto del Frutteto della biodiversità. L’obiettivo è adesso di promuovere visite e iniziative che valorizzino questo modello straordinario di conservazione genetica». Nel Frutteto trova ospitalità il pero più grande d’Italia che si trova a San Severino Lucano in Basilicata, con circonferenza di oltre 4 metri e 3 secoli di vita. Ma soprattutto c’è il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia: vive a Poggiodomo in Umbria ed è caratterizzato dalla straordinaria circonferenza di oltre 5 metri che ancora fruttifica. Non poteva mancare il fico della Badia di Cavana nel parmense, anziano oltre 800 anni, ha dimensioni colossali, con una chioma che raggiunge la superficie di circa 300 metri quadrati ed è senz’altro la più vasta del continente. Sempre in Emilia Romagna troviamo il Cipresso di San Francesco, a quota oltre 800 anni: è dimorato nel Convento dei Frati minori di Villa Verucchio a Rimini e si narra sia stato piantato proprio da San Francesco, cui deve il nome. C’è anche il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, con i suoi 4,6 metri di circonferenza misurati a 1,3 mt da terra e l’età stimata di circa 300 anni. Sono in tutto 15 le regioni italiane rappresentate nel Frutteto: per la Lombardia c’è il Loto di Maleo, con frutto simile ai cachi, anziano 200 anni con circonferenza estesa 4 metri. Per il Piemonte troviamo il Melo grande Alessandro, bicentenario, posizionato a Crevacuore (Biella), con frutti di polpa aromatica. La Sardegna è presente con il Fico d’India Longifoglia, pianta secolare di origine texana, salvata dall’estinzione grazie al recupero negli orti botanici sardi. La Sicilia è presente con l’Acerone dei Nebrodi, una spettacolare pianta che vive a 1800 metri sulla vetta dei Nebrodi, nel comune di Cesarò. Per la Calabria troviamo la secolare Vite Mantonico, per la Basilicata il Pero Pastore di S Severino Lucano vecchio oltre 300 anni. Dalla Campania ecco la Vite di Taurasi, bicentenaria e dal Molise l’anzianissimo – millenario! - Olivo di Venafro (Isernia), con fusto a circonferenza di oltre 5 metri. Per l’Abruzzo troviamo il Fico di Fossacesia - Chieti e per il Lazio il Melograno di Roma, plurisecolare: ha dimora dietro la Scala Santa della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Dal Trentino Alto Adige ecco il Melo di Fondo: ha 220 anni e la sua circonferenza misura 2,3 metri. Cresceva in Val di Non, lo ha salvato dall’estinzione il recupero del germoplasma custodito dall’Associazione Patriarchi della Natura. Il Frutteto è parte della Rete dei Frutteti della Biodiversità realizzata da Arpae in Emilia-Romagna, prima rete a livello nazionale, che comprende 7 giardini in tutta la regione. Inoltre ARPAE ha realizzato a Roma, nella villa dei Quintili al Parco dell'Appia antica, il Giardino dei Patriarchi d'Italia. Attraverso il Frutteto della Biodiversità si vuole dare risposta a un grande interrogativo: che cosa succederà ai nostri frutti e ortaggi antichi quando i nostri contadini più anziani moriranno? Perché la mancanza di conoscenza è alla base della perdita di buona parte della biodiversità. La creazione di una “Banca della memoria” per preservare le varietà in estinzione rientra fra gli obiettivi del Frutteto, così come lo studio dei cambiamenti climatici attraverso il monitoraggio dell’evoluzione delle piante messe a dimora. Il Frutteto ha poi un’importante valenza educativa e comunicativa, con l’obiettivo di consolidare e fare crescere nella popolazione emiliano-romagnola (in particolare giovani, insegnanti e famiglie) la cultura della sostenibilità del territorio. Arpae ha inoltre collaborato con Ispra alla realizzazione della collana dei Quaderni della Biodiversità: una vera e propria “mappatura” della biodiversità che a oggi ha già coperto 14 regioni (l’ultima pubblicazione, appena realizzata, è dedicata a Basilicata e Val d'Aosta).

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