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6 settembre 2018 BOLOGNA, A FONDAZIONE FICO IL MEETING DEI MERCATI ORTOFRUTTICOLI E AGROALIMENTARI ITALIANI. DATI E PROGETTI DALL'INCONTRO DI OGGI

pubblicato 13 set 2018, 07:05 da Redazione Segrè

PRESENTATI NELL’OCCASIONE GLI STUDI CERVED ED SGMARKETING: IL ‘FRESH’ VALE IL 56% DEL FATTURATO FOOD DEI PUNTI VENDITA ITALIANI, NEL SETTORE OPERANO CIRCA 3.600 AZIENDE OLTRE AI PRODUTTORI PRESENTI DIRETTAMENTE SUL MERCATO. CONFERMANDO IL TREND POSITIVO DEGLI ULTIMI ANNI CRESCE ULTERIORMENTE IL MERCATO INTERNO, TRAINATO SOPRATTUTTO DA VERDURE E ORTAGGI (+3,2% A VOLUME SUL 2016).

NEL SEGNO DELLA QUALITA’ I PROGETTI DI RIPOSIZIONAMENTO DEI MERCATI ORTOFRUTTICOLI ITALIANI, CHE PUNTANO A VALORIZZARE L’APPROCCIO AGGREGATIVO PER POTENZIARE LE PROPOSTE DI SETTORE.

 

BOLOGNA – Arrivano da Bologna i nuovi dati e le riflessioni per un riposizionamento complessivo dei Mercati ortofrutticoli e dei Centri Agroalimentare italiani: Fondazione FICO e CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna, hanno ospitato oggi il workshop promosso con Fedagromercati e Italmercati sul tema delle “Prospettive per i mercati all’ingrosso e i centri agroalimentari”. E’ stata l’occasione per fare il punto nel momento più felice dell’export per il comparto, che ha toccato quota 5,1 miliardi € (dati 2018 su export 2017), ponendo l’Italia al 7° posto con forte presenza in Europa e nuovi accordi per raggiungere i mercati in ascesa di Usa, Cina, Canada e India. Ma il periodo è decisamente favorevole anche per il mercato interno, che è ulteriormente cresciuto confermando il trend positivo degli ultimi anni, trainato soprattutto da verdure e ortaggi (+3,2% a volume sul 2016), alla luce della ricerca illustrata per Cerved da Maria Maltese.  Nel settore ortofrutta operano circa 3.600 aziende italiane, attive nella lavorazione e commercializzazione, alle quali vanno aggiunti i produttori presenti direttamente sul mercato. Il principale canale di vendita è la Grande Distribuzione che totalizza il 50% circa dei volumi sviluppati direttamente dalle aziende del settore, seguono per importanza i mercati generali, con il 27% circa del totale volumi di vendita delle aziende del settore. In Italia operano 142 mercati all’ingrosso nei quali si concentrano circa 5.000 imprese grossiste che trattano per il 95% prodotti ortofrutticoli (Fonte: Fedagromercati). I valori di sintesi arrivano dallo studio SG Marketing illustrato dall’AD Claudio Scalise: se Il “fresh” incide per il 56% nel fatturato food dei punti vendita, vale complessivamente 8,5 miliardi € il mercato dell’ortofrutta in Italia, per una movimentazione di 14,2 milioni di tonnellate. E il 39% della distribuzione ortofrutta arriva dal commercio tradizionale (extra GD).

Di prospettive e futuro hanno conversato il Presidente di Fedagromercati Nazionale, Valentino Di Pisa, il Presidente di Fondazione FICO e CAAB, Centro Agroalimentare Bologna Andrea Segrè con il Direttore Generale CAAB Alessandro Bonfiglioli ed il Presidente di Italmercati, Fabio Massimo Pallottini, coordinati dal Direttore Marketing e Qualità CAAB Duccio Caccioni. La sfida è senz’altro quella di progettare nel segno della qualità il riposizionamento a medio – lungo termine dei mercati ortofrutticoli (oltre 140 realtà nazionali in cui circola il 60% della produzione ortofrutticola italiana) per valorizzare il ruolo svolto da queste strutture e dagli imprenditori all’interno del sistema agroalimentare, in un approccio aggregativo che permetta di potenziare le proposte di settore.

«Bologna e Fondazione FICO sono oggi sede di un meeting centrale per le prospettive a medio-lungo termine legate ai mercati ortofrutticoli – ha osservato il presidente CAAB Andrea Segrè, alla guida anche di Fondazione FICO -  Il Parco tematico Eataly World ha trovato sede nella struttura dove, fino a due anni fa, era attivo CAAB, il Centro Agroalimentare di Bologna che adesso opera in collocazione adiacente con la Nuova Area Mercatale, realtà fra le più innovative d'Europa orientata alla sostenibilità economica ed ambientale, nata su piattaforma preesistente: una doppia rigenerazione, quindi, che sta dando risultati di cui siamo tutti orgogliosi. Anche per questo CAAB conferma il suo ruolo trainante nel settore dei mercati italiani, un comparto fondamentale per l'agroalimentare del Paese: il workshop di oggi conferma il lavoro in un'ottica aggregativa che permetterà ai mercati di potenziare l'offerta complessiva al Paese, nel segno della sana alimentazione. L'ortofrutta scala il mercato interno dell'agroalimentare con un + 3,2%: ottimo auspicio perchè la dieta mediterranea possa davvero entrare nei piatti degli italiani, obiettivo che Fondazione FICO coltiva con le sue iniziative».

«Vale la pena ricordare alcuni dati CAABha spiegato il DG Alessandro Bonfiglioli, Segretario Generale di Fondazione FICO - per evidenziare la sua incidenza nel comparto dei mercati italiani: ogni anno oltre 2.400.000 quintali di ortofrutta vengono commercializzati, dopo essere stati sottoposti ad oltre 100.000 analisi chimiche effettuate nell’ambito del piano di monitoraggio igienicosanitario. Ospitiamo 15 aziende grossiste con un consorzio cooperativo che raggruppa 135 aziende agricole, e altre 50 aziende agricole che commercializzano direttamente, oltre a due organizzazioni di produttori. Numeri importanti che la trasformazione nella Nuova Area Mercatale sostiene da due anni grazie a performance logistiche di eccellenza, ma anche grazie alle scelte fatte nel segno della sostenibilità, dall'impianto fotovoltaico più vasto d'Europa alle campagne di educazione alimentare promosse per studenti e famiglie. Un percorso reso possibile dal lavoro di squadra con grossisti e operatori che insieme a noi lavorano per i progetti futuri».

 

Aprire a nuovi prodotti, seguire le tendenze emergenti dei consumatori e cogliere le nuove opportunità di sviluppo per ridare valore ai Mercati: sono queste – spiega il Presidente di Fedagromercati Nazionale, Valentino Di Pisa - le direzioni che il nostro comparto deve intraprendere per ridare slancio ai Centri Agroalimentari. Gli studi presentati oggi ci permettono di individuare i principali canali di crescita per queste strutture e per le aziende, e cioè la GDO, il dettaglio e l’ambulantato, l’HORECA e l’e-commerce. A nome di Fedagromercati, che rappresenta 23 dei Mercati all’ingrosso più importanti e circa 500 aziende con 4500 operatori, ritengo fondamentale che questi player diventino interlocutori diretti e consolidati – e l’e-commerce una dimensione su cui puntare. Altri aspetti importanti su cui investire: la logistica dell’ultimo miglio grazie alla vicinanza dei Mercati alle città e ad i servizi logistici offerti caratteristici di un vero e proprio hub; il miglioramento dei rapporti con la produzione per creare un’ottica di sistema che unisca tutte le fasi del settore; ripensare il rapporto con le istituzioni per avere una maggiore attenzione da parte della politica”.

 

“I dati ci dicono che la movimentazione complessiva nei mercati è in diminuzione ma abbiamo una rete su tutto il territorio nazionale capace di reagire – ha sottolineato Fabio Massimo Pallottini, Presidente di Italmercati, oggi alla Fondazione Fico a Bologna in occasione della presentazione degli studi Cerved e SG Marketing -. Tre le direttrici sulle quali possiamo puntare per un rilancio: meno mercati ma più grandi che investano ulteriormente sull’innovazione; un accordo di collaborazione forte con il mondo dell’agricoltura capace di valorizzare i territori, un rapporto diverso con le istituzioni mettendo sul tavolo – possibilmente con una voce unitaria – il ruolo economico fondamentale che le nostre strutture hanno sull’economia. Il 6 novembre andremo a Bruxelles alla Commissione Europea a spiegare tutto questo. Il rilancio parte anche da un rapporto diverso con l’Europa”.

 

Press:

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Ufficio Stampa Fedagromercati Camilla Barcarini (Tel. 0658333806; Cell. 3349362256)

 

13 giugno 2018 La Cultura gastronomica bolognese si candida a “Patrimonio Culturale Immateriale Unesco

pubblicato 29 giu 2018, 06:55 da Redazione Segrè


Candidare la Cultura gastronomica bolognese a “Patrimonio Culturale Immateriale Unesco". L’ho proposto nella mia prefazione al libro di Napoleone Neri “A tavola con il dottor Balanzone” (Pendragon). Lo hanno condiviso le istituzioni: a cominciare da Bologna Città Metropolitana con il suo orientamento. I presupposti sono consolidati: storici, culturali, scientifici innanzitutto. Perché la gastronomia bolognese rientra perfettamente in quella piramide universale che siamo abituati a vedere rappresentata a partire dall’originale dieta mediterranea -  declinabile a livello locale, e personale - capace di guidare i cittadini verso un obiettivo duplice e ambizioso: dimostrare che si può vivere a lungo con minori spese sanitarie, adottando uno stile di vita, e quindi una dieta sana, e contemporaneamente aumentare il reddito dei produttori locali, consumando locale e stagionale. Inclusività e gioco di squadra saranno parola chiave di questa candidatura: i protagonisti dell’iter saranno infatti gli stessi agricoltori, gli chef, le aziende agroalimentari locali, a partire dalle sfogline e dai ‘maestri’ del ragù, tasselli portanti della cultura gastronomica bolognese già menzionati come meritevoli di tutela Unesco. Non semplici fornitori – elaboratori di prodotti, bensì partner attivamente impegnati nella progettazione di una dieta locale al passo con le sfide socioeconomiche delle malattie croniche legate all’invecchiamento e all'obesità. Spero che questa proposta diventi virale,  stupisce non averci ancora pensato, non essere ancora partiti in questa direzione. Non tanto perché la tutela Unesco si tra

duce in un marchio di qualità per la promozione dei luoghi e delle culture locali, con forte indotto economico: i siti patrimonio dell’umanità crescono per presenze turistiche e spesa media pro-capite degli stranieri (+10,3% rispetto al resto d’Italia). Quanto per la vocazione così evidente, custodita nel dna, nella storia, nell’immaginario comune che a ogni latitudine del pianeta evoca Bologna: la ‘Grassa’ – nel senso di conviviale, ricca, stimolante, dai tempi di Plinio a oggi – e la ‘Dotta’, per la sua tradizione umanistica e scientifica che dona al cibo un valore aggiunto: quello di salutare e sostenibile. Il cibo del passato ma soprattutto quello “mediterraneo” e “medio” del futuro.  Perché sono almeno 70 le ricette di tradizione bolognese, fra antipasti, primi e secondi: e spaziano dalla cucina povera e contadina a quella borghese e delle corti, un unicum internazionale. Sono oltre 13 i salumi e almeno 13 i contorni, oltre 25 i dolci, 12 le conserve, almeno 9 i formaggi, 6 i mieli, 11 i liquori, oltre 12 tipi di vino DOP o DOCG, tra bianchi e rossi, e molte le birre artigianali. Agronomi e cuochi hanno collaborato influenzando la cultura gastronomica bolognese: da Pier Crescenzi a Bartolomeo Scappi, dal Tanara a Filippo Re, da Stecchetti, all’Artusi, a Olindo Guerrini, Renato Gualandi. Testimonianze prestigiose sono arrivate a noi da Carracci, Guercino, Ghirardini, Militelli, Majani, Morandi, Cervellati. Bologna è la città del cibo, il mondo ce lo riconosce. La sua Cultura gastronomica è già patrimonio dell’umanità, vorremmo “semplicemente” fosse riconosciuto, e sappiamo che per questo dovremo attivare un percorso formale, a partire dagli “Stati generali” della filiera gastronomica bolognese: ci vedremo nel gennaio 2019 per condividere un iter ambizioso ma centrale per l’identità e il futuro della città.

DA CAAB A FICO, ARRIVA IL FILM: ANTEPRIMA DOMENICA 3 GIUGNO A TORINO CINEMAMBIENTE. REGIA DI MOVIE MOVIE (GRIGNAFFINI/CONVERSANO), PATRIZIO ROVERSI RACCONTA IL PARCO AGROALIMENTARE PIU' GRANDE DEL MONDO

pubblicato 31 mag 2018, 04:59 da Redazione Segrè

Il film di Francesco Conversano e Nene Grignaffini che, anche attraverso lo sguardo di Patrizio Roversi, racconta il Parco Agroalimentare più grande del mondo dal suo primo concepimento, nell’estate 2012, alla sua inaugurazione, il 15 novembre 2017.

 

Una produzione CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna realizzata in collaborazione con la Fondazione FICO, il Comune di Bologna, il Fondo PAI – Parchi Agroalimentari Italiani, la Regione Emilia Romagna e la Camera di Commercio di Bologna.

 

 

Il progetto del più grande Parco agroalimentare del mondo diventa un film: “Alla bolognese. Da CAAB a FICO, dal mercato ortofrutticolo alla Fabbrica Italiana Contadina” titola la produzione cinematografica a firma dei registi Nene Grignaffini e Francesco Conversano – in arte, la nota “Movie Movie”, raccontata attraverso il filo rosso di un ‘testimonial’ d’eccezione, il bolognese Patrizio Roversi. Un film per raccontare la genesi e la realizzazione di FICO nei cinque anni che hanno portato al taglio del nastro dello scorso novembre, attraverso molte tappe e un vero vero gioco di squadra dal primo materializzarsi dell’idea, nell’estate 2012, all’inaugurazione con il Presidente del Consiglio, il 15 novembre 2017.  In anteprima assoluta il film sarà presentato domenica 3 giugno al festival Cinemambiente di Torino (ore 18, Cinema Massimo) e verrà subito dopo presentato a Bologna e proiettato in una serata aperta alla partecipazione del pubblico. Alla anteprima di Torino interverranno Andrea segrè, presidente CAAB e Fondazione FICO, Duccio Caccioni coordinatore scientifico di Fondazione FICO e il giornalista Simone Arminio, di QN – Il Resto del Carlino. Proprio CAAB, il Centro Agroalimentare di Bologna, è l’artefice e produttore del racconto cinematografico di questa straordinaria e poderosa avventura, concepita in chiave di valorizzazione del patrimonio pubblico e di rilancio del territorio: un film realizzato in sinergia con la Fondazione FICO, il Comune di Bologna, il Fondo PAI – Parchi Agroalimentari Italiani, la Regione Emilia Romagna e la Camera di Commercio di Bologna.

 

Con la partecipazione straordinaria di Patrizio Roversi, osservatore eccellente sin dalle primissime tappe del progetto, il film poggia su interviste, commenti e interventi - fra gli altri - di Andrea Segrè Alessandro Bonfiglioli, Virginio Merola, Silvia Giannini, Valentino Di Pisa, Duccio Caccioni, Beatrice Draghetti, Stefano Bonaccini, Giorgio Tabellini, Tiziana Primori, Fabio Roversi Monaco, Santi Palazzolo, Maurizio Martina, Oscar Farinetti, Renzo Mainetti, Gian Luca Galletti, Lauro Guidi, Matteo Lepore. La fotografia del film è di Salvatore Varbaro, suono e montaggio a cura di Stefano Barnaba. Ha collaborato al filmmaking Michele Testi.

 

 «L’inaugurazione di FICO è stata il risultato di un grande progetto collettivo e quindi dell’impegno dei tanti soggetti che hanno condiviso questa impresa – spiega l’ideatore del Parco Andrea Segrè– il film è stato portato avanti come un work in progress e documenta passo dopo passo il percorso che ha portato alla realizzazione di FICO. Ci fa piacere debuttare a Cinemambiente, un contesto importante per valorizzare le scelte sostenibili legate prima a CAAB e poi a FICO. Ci è sembrato importante testimoniare un'operazione “alla bolognese”, nella quale intuizioni imprenditoriali, scelte amministrative, cultura manageriale e coraggio hanno trovato il loro punto d'incontro».   Meritava adeguata documentazione, anche attraverso un film - conferma Alessandro Bonfiglioli, direttore generale CAAB - questo progetto unico nel suo genere di riqualificazione sostenibile e innovazione del modello di business, realizzato in tempi record anche grazie all’adozione di un veicolo finanziario non tradizionale». E Duccio Caccioni, coordinatore scientifico di Fondazione FICO, spiega: «FICO è un esempio pratico di sostenibilità economica e ambientale. Sono state create strutture sostenibili dal punto di vista energetico, si è cavato cemento ma soprattutto si è creato un poto dove si fa attivamente educazione alimentare e ambientale: dove si deve imparare che acquistando cibo "buono" si sostiene il buon agricoltore, quello che mantiene l'ambiente e il paesaggio che sono il Patrimonio Comune». 

 

 

ALLA BOLOGNESE, DA CAAB A FICO: LA SCALETTA DEL FILM

Tutto cominciava nell’estate 2012, quando l’agroeconomista Andrea Segrè, da poco nominato alla presidenza del CAAB – Centro Agroalimentare di Bologna, insieme al direttore generale CAAB Alessandro Bonfiglioli elaborava il primo concept di un grande Parco agroalimentare, progettato quale opportunità di risanamento dell’ente e rinnovamento della sua mission istituzionale. Il progetto di una "cittadella del cibo e della sostenibilità", presentato al sindaco di Bologna Virginio Merola e alla vicesindaco Silvia Giannini, ottenne l'immediato via libera del primo cittadino. Il successivo incontro dei vertici CAAB con Oscar Farinetti di Eataly (30 novembre 2012) innescò il percorso che si sta oggi concretizzando in FICO, la  Fabbrica Italiana Contadina così battezzata da Farinetti.

Alcuni mesi dopo, il primo luglio 2013, toccò al Consiglio Comunale di Bologna approvare formalmente la proposta di realizzazione di FICO nell’area CAAB: il Centro Agroalimentare di Bologna è infatti una società all’80% partecipata dal Comune. Il passaggio istituzionale si è poi perfezionato il 13 settembre 2013 con la firma del Protocollo di Intesa per FICO fra CAAB, Comune di Bologna, Provincia di Bologna e Regione Emilia Romagna.

La realizzazione di FICO doveva prevedere un'adeguata copertura economica: per questo CAAB aveva nel frattempo avviato un’azione capillare di fundraising privato a sostegno del progetto, che non doveva costare un centesimo ai cittadini: questo il presupposto alla base di Fabbrica Italiana Contadina. Pressoché immediato il riscontro a favore della start up di FICO, accolta in pochi mesi dal sostegno di una trentina di investitori che hanno conferito il capitale necessario a garantire l’avvio del progetto (40 milioni di euro).  Il 7 dicembre 2013 è avvenuta la presentazione del progetto alla città e il 19 dicembre 2013 la società Prelios Sgr ha vinto la gara indetta per la gestione del Fondo PAI, Parchi Agroalimentari Italiani, costituito il 4 febbraio 2014 con capitale di 96 milioni di cui 55,5 milioni di euro per l’apporto CAAB e 40,5 milioni di euro di impegni di sottoscrizione irrevocabili da parte di investitori qualificati privati.  Nell’ottobre 2014 si è quindi costituita la Società di Gestione Eataly World, guidata dall’Amministratore Delegato Tiziana Primori, con il compito di elaborare, realizzare e promuovere il progetto del Parco Agroalimentare di Bologna, rappresentazione permanente delle eccellenze della filiera del cibo dai campi alla tavola.

Passaggio determinante per la realizzazione di FICO è stato lo spostamento del mercato ortofrutticolo di CAAB. Nella primavera 2015, con la sottoscrizione dell’accordo di trasferimento da parte dei grossisti e operatori del mercato, prendevano il via i lavori per la realizzazione della Nuova Area Mercatale, inaugurata il 4 aprile 2016 alla presenza dei Ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martini e dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Da questo momento il cantiere per la realizzazione di FICO entrava nel vivo dei lavori. Nel giugno 2016 si costituiva infine la Fondazione FICO per l’educazione alimentare e alla Sostenibilità, presieduta da Andrea Segrè: prendeva dunque vita l’anima scientifico-divulgativa di FICO istituita per promuovere l’educazione alimentare e il consumo consapevole attraverso la ricerca scientifica e la formazione. Un'iniziativa realizzata in partnership con il Ministero dell’Ambiente, il CREA e quattro Università italiane. Il 15 novembre 2017 veniva inaugurato e aperto al pubblico il Parco Agroalimentare F.I.CO. Eataly World. 

 

 

www.caab.it     www.fondazionefico.org www.eatalyworld.it 

 

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BOLOGNA, CAAB CHIUDE IL 2017 CON IL 7° ESERCIZIO UTILE CONSECUTIVO, L'ASSEMBLEA DEI SOCI APPROVA IL BILANCIO. IL PRESIDENTE SEGRE' CONFERMATO PER UN NUOVO TRIENNIO CON IL CDA USCENTE

pubblicato 31 mag 2018, 00:15 da Redazione Segrè


BOLOGNA – CAAB, Centro Agroalimentare Bologna, archivia il 2017 con il 7° esercizio in utile consecutivo, approvato nella mattinata di oggi – mercoledì 23 maggio – dall’Assemblea dei soci. Risultati positivi per gli ultimi sette esercizi CAAB: il bilancio 2017 include il versamento, anticipato di oltre due anni, dell’importo di 7 milioni € al Comune da CAAB, a titolo di rimborso del debito risalente ancora alla costituzione della Società, che si sommano ai 4 milioni € versati sempre in anticipo nei due esercizi precedenti. La chiusura 2017, dell’anno quindi che ha coinciso con l’inaugurazione del Parco Agroalimentare FICO Eataly World, è in miglioramento rispetto all’utile dell’esercizio 2016. E negli esercizi 2011 / 2017 CAAB ha registrato oltre € 3.500.000 di utile netto, in posizione di eccellenza nel sistema dei centri agroalimentari italiani, come peraltro confermato da una ricerca commissionata a Deloitte.

Oggi con l’approvazione del bilancio da parte dell’Assemblea dei soci arriva anche una rilevante notizia di carattere istituzionale: alla presidenza del Centro Agroalimentare è stato confermato il Presidente uscente, Andrea Segrè, per un nuovo mandato triennale. Con lui sono stati confermati gli altri due componenti del CdA CAAB, Valentino Di Pisa e Sara Roversi. «Il bilancio di CAAB approvato oggi – dichiara Davide Conte, Assessore a Bilancio e Partecipazioni societarie del Comune di Bologna - conferma per il settimo anno il trend positivo, a dimostrazione del fatto che efficienza aziendale e attenzione alla comunità non è solo un mix percorribile e auspicabile, ma soprattutto vincente. Il modello di economia circolare applicato da Caab è un modello solido che incrocia competenze, filiere produttive e sviluppo sostenibile. Un grazie particolare ai dipendenti di CAAB che hanno contribuito in modo fondamentale a questo risultato».

«Gli obiettivi di una ottimale gestione del patrimonio pubblico sono stati la guida nell’azione di governance – ha commentato il Presidente Segrè – Nel corso degli ultimi 7 esercizi CAAB ha dapprima azzerato i debiti bancari e poi raggiunto un trend di utile in costante crescita sino ad oggi. Gli spazi mercatali sono occupati al 100% e questi esercizi la spending review ha dato i suoi frutti: abbiamo registrato la costante diminuzione dei costi, fra gli altri quelli pulizie e smaltimento rifiuti per il 19,3%, l’acqua per l’85,4%, l’energia elettrica addirittura per il 175,2% essendo passata da costo a ricavo grazie all’impianto fotovolatico. Ma l’attenzione alla spesa è andata di pari passo con un deciso slancio per gli investimenti innovativi, dall’impianto fotovoltaico su tetto che oggi alimenta FICO con la sua energia pulita, all’impegno per la realizzazione della Fabbrica Italiana Contadina, che ha attirato investimenti per oltre 150 milioni di euro. Siamo lieti che i risultati del lavoro siano stati riconosciuti con la conferma per un nuovo triennio che si preannuncia ricco di sfide importanti».

«Negli ultimi esercizi – aggiunge il Direttore Generale Alessandro Bonfiglioli - CAAB ha corrisposto al Comune la somma complessiva di € 20 milioni, tra rimborso del debito, interessi e imposte locali. Sul piano funzionale abbiamo registrato nel solo 2017 oltre due miliardi di quintali di derrate introdotte e la movimentazione di 279.112 pallett che hanno abbattuto del 40% i costi di logistica centralizzata rispetto ai principali centri agroalimentari italiani.

 

Stamane i Soci CAAB hanno preso atto della comunicazione pervenuta dall’Ufficio Legislativo della Regione Emilia Romagna, che ha da tempo dichiarato l’intenzione di ridurre le proprie partecipazioni nei Centri Agroalimentari della Regione, e ha chiarito la compatibilità con l’assetto normativo vigente della forma di Società per Azioni non più consortile anche a maggioranza prevalentemente privata. Tra gli obiettivi del prossimo mandato, oltre alla ricerca di nuovi Soci privati, CAAB punta al rafforzamento e potenziamento anche su scala nazionale ed internazionale della funzione logistica agroalimentare, in stretta collaborazione con gli Operatori insediati all’interno della struttura, che hanno sempre condiviso e favorito le politiche di sviluppo della Società a partire dalla realizzazione della Nuova Area Mercatale e del progetto FICO.

 

 

 

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22 maggio 2018 INAUGURATO IL FRUTTETO DELLA BIODIVERSITA': FRA GLI OBIETTIVI LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA 'BANCA DELLA MEMORIA' PER PIANTE E FRUTTI RARI

pubblicato 24 mag 2018, 01:05 da Redazione Segrè

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NEL FRUTTETO TROVANO DIMORA I GEMELLI DELLE PIANTE PIU’ ANTICHE D’ITALIA IN RAPPRESENTANZA DI 15 REGIONI. FRA GLI OBIETTIVI: LA BANCA DELLA MEMORIA DI FRUTTI E PIANTE RARE, LO STUDIO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E L’EDUCAZIONE ALLA SOSTENIBILITA’.  


BOLOGNA -  Nella Giornata mondiale della Biodiversità Fondazione FICO ed Arpae Emilia-Romagna hanno inaugurato il Frutteto della Biodiversità realizzato nel contesto del Parco Agroalimentare FICO Eataly World.  Si tratta di un giardino con alcuni gemelli dei patriarchi da frutto e forestali più significativi d’Italia, piante che hanno dimostrato grande resistenza alle avversità climatiche e parassitarie. Le piante scelte e messe a dimora rappresentano 15 regioni d’Italia e molte sono da primato nazionale per antichità e dimensioni. Ha spiegato Andrea Segrè, presidente della Fondazione FICO: «Il Parco agroalimentare più grande al mondo ci permette di seminare nei giovani e coltivare in tutti i cittadini la cultura della biodiversità. Fondazione FICO si è data come obiettivo primario la sensibilizzazione intorno alla sostenibilità della produzione agroalimentare, con Arpae Emilia Romagna abbiamo realizzato il progetto del Frutteto della biodiversità. L’obiettivo è adesso di promuovere visite e iniziative che valorizzino questo modello straordinario di conservazione genetica». Nel Frutteto trova ospitalità il pero più grande d’Italia che si trova a San Severino Lucano in Basilicata, con circonferenza di oltre 4 metri e 3 secoli di vita. Ma soprattutto c’è il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia: vive a Poggiodomo in Umbria ed è caratterizzato dalla straordinaria circonferenza di oltre 5 metri che ancora fruttifica. Non poteva mancare il fico della Badia di Cavana nel parmense, anziano oltre 800 anni, ha dimensioni colossali, con una chioma che raggiunge la superficie di circa 300 metri quadrati ed è senz’altro la più vasta del continente. Sempre in Emilia Romagna troviamo il Cipresso di San Francesco, a quota oltre 800 anni: è dimorato nel Convento dei Frati minori di Villa Verucchio a Rimini e si narra sia stato piantato proprio da San Francesco, cui deve il nome. C’è anche il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, con i suoi 4,6 metri di circonferenza misurati a 1,3 mt da terra e l’età stimata di circa 300 anni. Sono in tutto 15 le regioni italiane rappresentate nel Frutteto: per la Lombardia c’è il Loto di Maleo, con frutto simile ai cachi, anziano 200 anni con circonferenza estesa 4 metri. Per il Piemonte troviamo il Melo grande Alessandro, bicentenario, posizionato a Crevacuore (Biella), con frutti di polpa aromatica. La Sardegna è presente con il Fico d’India Longifoglia, pianta secolare di origine texana, salvata dall’estinzione grazie al recupero negli orti botanici sardi. La Sicilia è presente con l’Acerone dei Nebrodi, una spettacolare pianta che vive a 1800 metri sulla vetta dei Nebrodi, nel comune di Cesarò. Per la Calabria troviamo la secolare Vite Mantonico, per la Basilicata il Pero Pastore di S Severino Lucano vecchio oltre 300 anni. Dalla Campania ecco la Vite di Taurasi, bicentenaria e dal Molise l’anzianissimo – millenario! - Olivo di Venafro (Isernia), con fusto a circonferenza di oltre 5 metri. Per l’Abruzzo troviamo il Fico di Fossacesia - Chieti e per il Lazio il Melograno di Roma, plurisecolare: ha dimora dietro la Scala Santa della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Dal Trentino Alto Adige ecco il Melo di Fondo: ha 220 anni e la sua circonferenza misura 2,3 metri. Cresceva in Val di Non, lo ha salvato dall’estinzione il recupero del germoplasma custodito dall’Associazione Patriarchi della Natura. Il Frutteto è parte della Rete dei Frutteti della Biodiversità realizzata da Arpae in Emilia-Romagna, prima rete a livello nazionale, che comprende 7 giardini in tutta la regione. Inoltre ARPAE ha realizzato a Roma, nella villa dei Quintili al Parco dell'Appia antica, il Giardino dei Patriarchi d'Italia. Attraverso il Frutteto della Biodiversità si vuole dare risposta a un grande interrogativo: che cosa succederà ai nostri frutti e ortaggi antichi quando i nostri contadini più anziani moriranno? Perché la mancanza di conoscenza è alla base della perdita di buona parte della biodiversità. La creazione di una “Banca della memoria” per preservare le varietà in estinzione rientra fra gli obiettivi del Frutteto, così come lo studio dei cambiamenti climatici attraverso il monitoraggio dell’evoluzione delle piante messe a dimora. Il Frutteto ha poi un’importante valenza educativa e comunicativa, con l’obiettivo di consolidare e fare crescere nella popolazione emiliano-romagnola (in particolare giovani, insegnanti e famiglie) la cultura della sostenibilità del territorio. Arpae ha inoltre collaborato con Ispra alla realizzazione della collana dei Quaderni della Biodiversità: una vera e propria “mappatura” della biodiversità che a oggi ha già coperto 14 regioni (l’ultima pubblicazione, appena realizzata, è dedicata a Basilicata e Val d'Aosta).

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